Arcuri, il monito della Corte dei Conti: “Restituisca 1,4 milioni”

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I magistrati contabili laziali avrebbero riscontrato delle anomalie nello stipendio dell’AD di Invitalia. Che, però, non è della stessa opinione. Domeni Arcuri finisce di nuovo sotto i riflettori. E, in questo caso, non è per il suo ruolo da commissario straordinario nella gestione dell’emergenza Coronavirus e per alcune polemiche riguardanti i prezzi delle mascherine. La Corte dei Conti del Lazio avrebbe infatti notificato ad Arcuri, nella veste di Amministratore Delegato di Invitali, un atto di messa in mora per la restituzione di somme percepite in maniera indebita.

Secondo i magistrati contabili, infatti, lo stipendio di Arcuri e di altri dirigenti e funzionari dell’azienda pubblica sarebbe stato troppo elevato e, ora, devono ridare indietro il denaro. E, stando a quanto si legge su diversi organi di stampa, la somma da ri-versare nelle casse dello Stato nel giro di pochissimo tempo. Un’accusa dalla quale Arcuri si scagiona nella maniera più assoluta, affermando di essere pronto a collaborare nella maniera più aperta e trasparente possibile con i magistrati della Corte dei Conti del Lazio.

Arcuri, l’indagine della Corte dei Conti: le accuse a carico del dirigente

L’indagine della Corte dei Conti del Lazio a carico dell’Amministratore Delegato Invitalia e altre 14 persone tra membri del Consiglio di Amministrazione e manager Invitalia riguarda gli stipendi percepiti a partire dal 2014. Dal 1 gennaio di quell’anno, infatti, la normativa prevede una decisa sforbiciata per gli emolumenti dei dirigenti delle aziende a controllo statale. In particolare, l’Amministratore Delegato non avrebbe potuto percepire più di 192 mila euro annue; per gli altri membri del CdA e gli altri manager, invece, le cifre sarebbero dovute essere molto più basse. Cosa che, sostiene il Pubblico Ministero Massimo Lasalvia, non sarebbe accaduto. Sia Arcuri sia gli altri indagati avrebbero percepito uno stipendio in linea con quello degli anni precedenti, 3 o 4 volte superiore ai massimali stabiliti dalla legge.

Secondo quanto stabilito dai magistrati contabili nel 2014 Arcuri avrebbe percepito 617 mila euro, mentre negli anni successivi la cifra è calata fino ai 265 mila euro del 2017. Un’analoga contestazione è stata fatta anche agli altri membri del CdA, con in testa il presidente Giancarlo Innocenzi Botti. Stando alla ricostruzione della Corte dei Conti, dal 2013 al 2017 Domenico Arcuri avrebbe sforato la soglia stabilita dalla legge per oltre 1,4 milioni di euro. Cifra che ora è chiamato a restituire in 10 giorni.

Indagine Corte dei Conti, la versione di Domenico Arcuri

Come detto, la reazione del commissario all’emergenza Covid non si è fatta attendere ed è stata affidata a una breve nota stampa. “Desidero innanzitutto precisare che, ad oggi, non vi è alcuna indagine, ma solo l’invio di un avviso volto ad interrompere eventuali termini prescrizionali. I fatti riguardano il controllo della Corte dei Conti relativo al 2015 e agli anni precedenti ma che è stato trasmesso ora. Quanto al merito della vicenda, ho già dato istruzioni di offrire la massima collaborazione alla Corte dei Conti in modo da chiarire l’assenza di qualunque errore da parte mia o di Invitalia. Come avrò modo di spiegare – si legge ancora nella nota di Arcuri – la disciplina relativa ai tetti di trattamento economico non trova applicazione per contratti che, come il mio, risalgono ad una data antecedente al 2007″. quifinanza.it

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