A.A.A. DEMOCRAZIA CERCASI

in Editoriale

di Adriano Segatori

Premesso che l’unica cosa che non ho mai cercato è la democrazia, come quei superstiziosi che cercano il destino nelle carte o nelle linee della mano, l’invito alla cerca è solo per coloro che, annebbiati dall’incantesimo democratico, insistono a ritenere che l’attuale sistema governativo risponda ai loro canoni immaginari.

A dire il vero, in questa accozzaglia illegittima di non eletti e di sedicenti tecnici raccattati dal cappello del prestigiatore compiacente potremmo intravvedere la migliore esposizione del sistema democratico totalitario, quello – per intenderci – del sergente maggiore Hartman in Full Metal Jacket: “Qui vige il massimo della democrazia…nessuno conta un ca…o”.

Se è così, prendo atto del vostro sortilegio e mi defilo dall’antro dell’illusionista. Altrimenti dovete ascoltarmi.

Se partite dal presupposto di un fenomeno bipede accidentalmente incrociato su Facebook, il quale sosteneva che questa è una democrazia perché tutti possono dire e scrivere a piacimento senza finire in galera, allora sono costretto a due precisazioni, con la consapevolezza che i democratici non potranno comprendere perché negherebbero la stessa loro chimera.

Innanzitutto, per tornare al frasario rude ma incisivo dell’addestratore citato, quando va bene, in questo sistema tutti possono dire e scrivere ciò che vogliono, tanto le loro parole e i loro pensieri non contano un ca….o. Quindi, i golosoni della masturbazione parolaia possono continuare nella pratica onanistica dello sproloquio, tanto il sistema nella loro nullità li considera come gli illici della tradizione gnostica: che ci siano, o non ci siano, il mondo reale non ne sente né la presenza, né la mancanza.

Ma lo spassoso fortuito interlocutore, del quale conosco nome e cognome ma che non cito per non onorarlo della segnalazione, dovrebbe anche capire – parola grossa per un accecato dalla retorica democratica – che il suo benvoluto sistema è peggiore dei seri regimi dittatoriali, perché vile. Non ha il coraggio di arrestare i dissidenti, di mandarli in catene ai lavori forzati, di impiccarli sulla pubblica piazza, ma li oscura, li esclude dalle mostre del libro, li estromette dagli eventi culturali, li scarta dai dibattiti pubblici, li emargina all’interno del cordone sanitario del politicamente corretto.

La sua democrazia è un apparato maldestro che annebbia le coscienze – la sua –, sterilizza il pensiero – il suo, liscia il pelo della presunzione – sempre sua.

Come disse un ufficiale paracadutista della battaglia di Algeri e dell’Oas, dopo, noi siamo “vipere lubriche, refrattarie ad ogni tipo di propaganda”. Noi ululiamo o ruggiamo, lui continui a belare per far contento il pastore.

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