Lira Turca (TRY) rischia una nuova crisi? I segnali

in Esteri

L’economia turca è in grave affanno, si direbbe come il resto del mondo, ma non va dimenticata la crisi della valuta dell’estate del 2018 e non va dimenticata la forte inflazione che affligge l’economia e la situazione di criticità perdurata in tutto il 2019.

Nel mese di giugno l’inflazione è salita al 12,6%, lontani dal record del 18% del 2019 ma la situazione è da tenere sotto controllo.

La lira turca aveva raggiunto un picco a 7,19 TRY contro 1 dollaro USA il 5 giugno scorso, ma ha perso terreno in pochi giorni attestandosi le settimane successive a 6,86 TRY per un USD. Il valore al momento è stabile intorno a questo prezzo.

Il problema ora è il rapido restringimento delle riserve estere a sostegno della valuta, scrivono gli analisti di Cnbc. Inflazione e svalutazione della valuta non mostrano segnali di inversione di tendenza e un nuovo scivolone è possibile per la lira turca (TRY).

Lira turca sopravvalutata

Secondo l’amministratore delegato di Istanbul Economics Research, Can Selcuki, intervistato da Cnbc, la lira turca (TRY) è sopravvalutata proprio in questa fase di debolezza: debole ma ancora troppo sopravvalutata.

Il problema è appunto l’inflazione che aumenta. Ad ottobre 2019 era all’8,6% ed ora è balzata a quasi il 13%. Le riserve del governo, inoltre, sono diventate scarse.

Altro problema è l’alto debito in valuta estera detenuto dalla Turchia, ulteriore indicatore di una prossima svalutazione nei mesi che verranno, secondo Selcuki.

Il problema della politica monetaria

In Turchia vi è un grosso problema di politica monetaria, dovuto alla non indipendenza della Banca centrale turca rispetto al potere politico.

Nei fatti in Turchia comanda Recep Tayyip Erdogan e questi è convinto che innalzare i tassi di interesse è inflazionistico, una visione non ortodossa che sta costando al paese una enorme fuga di capitali. Chi può porta all’estero i propri fondi e li converte in valuta straniera per proteggere il valore di quanto possiede.

E così Erdogan favorisce il taglio dei tassi di interesse convinto che questo potrà stimolare la crescita e la spesa in questa fase pandemica, che ha visto una forte contrazione dei consumi anche nell’Anatolia.

Ma Erdogan non ha capito che la sua inflazione è già elevata e che così facendo non stimolerà i consumi, ma li strozzerà ulteriormente. I prezzi dei beni sono alti, altissimi per i turchi e le condizioni economiche in cui già versava, ora aggravate dalla crisi economico-sanitaria, non faranno altro che contrarre ulteriormente la domanda interna.

Del resto la linfa vitale, chiamata turismo, della Turchia per ora non arriva. I turisti sono lontani e così sono lontani anche i rifornimenti di valuta estera di cui il Paese ha tanto bisogno. Il turismo qui, un po’ come in Italia, è un settore strategico che occupa moltissime persone ora ferme e senza reddito.

L’impatto della pandemia sull’economia turca

Moody’s, l’agenzia di rating, a inizio giugno ha rivisto l’outlook della Turchia stimando una contrazione del Pil del -5% nel 2020 e una parziale ripresa del +3,5% nel 2021.

Il Fondo monetario internazionale (FMI), nelle sue valutazioni più recenti confermava la riduzione della crescita del Pil turco del -5%, dopo l’espansione del +0,9% nel 2019.

Tempi duri per la lira turca e per la Turchia, di cui tenere conto. fxempire