Fermo amministrativo per le navi Ong: perché c’è qualcosa che non quadra

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Fanno discutere i fermi amministrativi delle navi Ong: vediamo perché. La Sea Watch 3, la nave ong battente bandiera tedesca ormeggiata nel porto di Porto Empedocle, è da quasi 48 ore sottoposta a “fermo amministrativo”, dopo che ispettori della Guardia Costiera, specializzati in sicurezza della navigazione, hanno sottoposto la nave di bandiera tedesca a un’ispezione volta a verificare l’ottemperanza alle norme in materia di sicurezza della navigazione, protezione dell’ambiente e tutela del personale navigante.

L’ispezione, si apprende da un comunicato, ha evidenziato “diverse irregolarità di natura tecnica e operativa tali da compromettere non solo la sicurezza dell’unità e dell’equipaggio ma anche delle persone che sono state e che potrebbero essere recuperate a bordo, nel corso del servizio di assistenza ai migranti svolto dalla Sea Watch 3 così come alcune violazioni alle normative a tutela dell’ambiente marino”. Il fermo amministrativo “permarrà fino alla rettifica delle irregolarità rilevate in sede ispettiva e, per alcune di esse, sarà necessario l’intervento dello Stato di bandiera che detiene la responsabilità della conformità della nave rispetto alle Convenzioni internazionali e alla legislazione nazionale applicabile”.

“Ancora una volta si utilizza questo strumento per celare il vergognoso tentativo politico di fermare i soccorsi colpendo le Ong senza offrire alternative alla loro presenza”: è lapidario il commento di Sea Watch sull’account Twitter italiano. Più drastico ancor il commento sull’account internazionale della Ong: “La pubblicazione del comunicato stampa della Guardia Costiera italiana è avvenuta 3 minuti dopo la fine dell’ispezione, una reattività che chiaramente manca quando si tratta di casi di emergenza, e questo dimostra ancora una volta l’agenda politica dietro questo blocco”. “Le autorità italiane stanno nuovamente utilizzando un’ispezione tecnica come scusa per bloccare le navi di soccorso. Discutono la mancanza di sicurezza delle persone salvate a bordo, ma si assicurano che le persone restino in difficoltà per giorni in mare e che nessuna nave di soccorso sia sul posto”.

La Sea Watch 3 ha soccorso persone in mare aperto, le ha sbarcate vedendole trasferire a bordo di una “nave quarantena”, ha avuto imposto un periodo di quarantena al termine del quale è arrivata l’ispezione dei guardacoste specializzati in sicurezza della navigazione. L’unità è attraccata nei giorni scorsi dopo il periodo di quarantena successivo al trasferimento su nave “Moby Zazà” dei migranti salvati sulla rotta del Mediterraneo Centrale che erano presenti a bordo. Il 6 luglio i 169 migranti soccorsi dalla Sea Watch, dopo il periodo di quarantena, avevano lasciato la nave per essere trasferiti in altre strutture di accoglienza. Sulla nave quarantena il giorno seguente sono giunti i 180 profughi salvati in acque internazionali dalla “Ocean Viking” di Sos Mediterranee, al termine degli esiti dei tamponi tutti negativi. Restano  invece confinati al ponte 7, ‘zona rossa galleggiante’, i circa trenta migranti risultati positivi nei giorni scorsi: nessuno è in condizioni preoccupanti.

Non è la prima volta che le navi delle Ong vengono sottoposte a fermo amministrativo. A maggio era stata la volta della Aita Mari e della Alan Kurdi, che alla fine dello stop obbligato hanno fatto rotta verso porti di bandiera. La Ocean Viking è ora sottoposta a quarantena al largo di Porto Empedocle. La Mare Jonio è in quarantena nel porto di Augusta, da dieci giorni. Nessuna nave Ong in grado di soccorrere migranti partiti dalla Libia è nel Mediterraneo centrale in questi giorni. Non c’è nessuna nave umanitaria nel Mediterraneo centrale ma inevitabilmente le partenze dalla Libia continuano: ieri è stata avvistata dall’aereo di Sea watch, Moonbird u​na imbarcazione con almeno 250 persone a 47 miglia nautiche da Abu Kammash.

Ci sono evidenti differenze di trattamento nei confronti delle navi umanitarie rispetto alle altre imbarcazioni. Differenze di trattamento, si badi bene, che non riguardano navi che soccorrono migranti. Ma solo le navi ong. C’è un caso emblematico, che risale a due mesi esatti fa, che non può essere trascurato. E’ quanto successo alla nave cargo Marina: era il 10 maggio (quindi emergenza sanitaria legata all’epidemia pienamente in corso, ancora più di oggi): la nave cargo mercantile Marina, che aveva soccorso 78 persone partite dal nord Africa, in men che non si dica sbarcò tutti a Porto Empedocle, e poi senza quasi nemmeno spegnere i motori aveva tolto gli ormeggi ed era ripartita. Il tutto durò un’ora e quarantacinque minuti.