Non c’è più religione

in Opinione

Ecco la bella copertina firmata da Luna Berlusconi del nuovo numero di CulturaIdentità che trovi domani in edicola. Sperando di solleticare la tua curiosità, ti propongo in anteprima il mio editoriale che apre la monografia. Buona lettura!

Se la religione perde la sua dimensione collettiva a morire è la civiltà

Cos’è che contraddistingue in modo essenziale la specie umana rispetto a qualunque altra forma vivente esistente o esistita sul pianeta Terra? Nessun antropologo avrebbe dubbi nel rispondere, al termine anche di ragionamenti complessi e sottili, puntualizzazioni e distinguo: è il senso del Sacro, la ricerca della dimensione del divino, declinata nella sua accezione magica o trascendente, il tentativo di dare risposte ai grandi interrogativi esistenziali: perché siamo nati? Esiste qualcosa per noi prima e dopo la vita?
I paleontologi sanno bene che l’aspetto religioso è consunstanziale a qualunque specie ominide sia ad essi nota e ad ogni stadio di civilizzazione. La “cultura” prodotta dagli esseri umani non è mai solo “materiale”: accanto agli utensili, alle costruzioni più o meno rudimentali, all’organizzazione dello spazio e della gerarchia sociale, troviamo sempre, al livello più alto, una cultura “spirituale”, che attraverso l’arte, il rito e la parola si pone alla ricerca del profondo e dell’essenziale.
Ed è proprio in virtù di questa consapevolezza che restiamo esterrefatti di fronte alla violenza del processo di secolarizzazione e di laicizzazione che permea oramai la civiltà occidentale e talvolta perfino l’istituzione che per antonomasia e statuto dovrebbe preservare e coltivare la tensione verso il divino: la Chiesa Cattolica.
La plastica rappresentazione di questo “passo di lato” della Chiesa l’abbiamo riscontrata nei mesi in cui la pandemia ci ha costretti al lockdown: proprio nel momento in cui più fortemente sorgevano in noi l’angoscia di fronte al pericolo e alla morte, troppi vescovi e sacerdoti ci hanno invitati a cercare nella scienza le risposte di cui avevamo bisogno, o almeno questa è stata la sensazione, come se gli scienziati, che quando sono intellettualmente onesti coltivano il dubbio e procedono a tentoni nelle loro ricerche, potessero fornirci parole di verità. Questo atteggiamento è stato sorprendente, prima ancora che l’accettazione di modalità di chiusura dei templi e di divieto delle funzioni liturgiche draconiane oltre ogni ragionevolezza.
Di fatto il dialogo con Dio è stato relegato alla sfera personale, individuale, privata: la preghiera è quella che recitiamo noi, nel nostro cuore e nella nostra mente, rivolgendoci al Padre Celeste.
Ma tutto questo non è dipeso soltanto dal Covid.
Da decenni ormai, la tendenza nella Chiesa Cattolica, persino e soprattutto nei gruppi più intensamente praticanti, è quella di considerare il rapporto con Dio innanzitutto come un incontro, un’esperienza a cui ognuno di noi può accedere purché sia animato dalla ricerca di quel dono prezioso che è la Fede. Un percorso di maturazione spirituale spiccatamente evangelico, per molti aspetti interpretato alla luce degli insegnamenti di Sant’Agostino e che, tuttavia, in un contesto come quello attuale e, per di più, indicato a molti, se non a tutti, i fedeli come via maestra, rischia di far deflagrare il cattolicesimo.
Nonostante Benedetto XVI ce lo abbia rammentato un attimo dopo essere diventato Papa (salvo poi contraddirsi al momento delle sue “dimissioni”, ma questa è un’altra storia…) la modernità e soprattutto la post-modernità hanno completamente rimosso un dato essenziale: quella religiosa è una dimensione intrinsecamente comunitaria, collettiva. In essa il rito, la liturgia, la condivisione di valori, non sono un semplice orpello e ciò vale in particolare per la Chiesa Cattolica, in cui l’intermediazione con il sovrannaturale della funzione sacerdotale è un tratto distintivo e fondativo.
Invece in Italia, come in tutta Europa, sempre di più la Fede è relegata a una dimensione privata. Di più: essa assume i contorni di un insieme di opinioni personali che non hanno diritto di cittadinanza nella sfera pubblica in generale e politica in particolare, alle quali viene ammessa solo allorché il Papa, o in generale i “funzionari” ecclesiastici di ogni ordine e grado, fanno riferimento agli aspetti “sociali” del messaggio cristiano, nella loro variante “filantropica”. Le attuali gerarchie vaticane sembrano sempre più piegarsi a questa situazione: ma se è socialmente accettabile solo una Chiesa che richiama all’altruismo e lo pratica nelle sue articolazioni associative, tramite la beneficienza della Caritas e degli enti di Terzo Settore, il risultato è che poco o nulla distingue la Chiesa stessa da una qualunque ONG se non le dimensioni.
Stiamo parlando di un’immensa rimozione culturale che, di fatto, dis-umanizza la nostra società, anche prescindendo dalla fede cristiana strettamente intesa. La “questione antropologica” che per anni ha tenuto banco nel dibattito pubblico, consentendo all’Italia di preservare sui temi eticamente sensibili le legittime posizioni di coloro che non si piegano al laicismo, allo scientismo, al politicamente corretto e al dominio del Mercato e della Tecnica, non è venuta meno nella sua rilevanza, si è anzi aggravata, ma proprio perché anche da parte delle gerarchie ecclesiastiche sembrano giungere segnali di resa, quando non di indifferenza.
Insomma, la sensazione è che il cattolicesimo si stia “protestantizzando”, in particolare nel Vecchio Continente, preservando la sua forza comunitaria, e dunque politica in senso alto, solo in Sud America, in Asia e in Africa, non fosse altro che per reazione alle persecuzioni violente che spesso vi subiscono i cristiani da parte dei seguaci di altre religioni.
In effetti Notre-Dame brucia e non viene ricostruita. D’altronde non bastano la sua attrattività turistica e il pregio storico monumentale per un’impresa del genere. Gli uomini che la edificarono nel corso di lunghi decenni, nella sua bellezza e nella sua imponenza,erano animati dal desiderio di conquistare la vita eterna. Le scienze, sociali e naturali, non possono garantirci che l’abbiano ottenuta, ma la storiografia e la filosofia ci assicurano, con le parole di Novalis, che la Cristianità creò l’Europa attraverso lo sforzo collettivo e l’opera di scalpellini, muratori, scultori, artisti, poeti, filosofi, teologi e politici.
Se l’Europa tramonta oggi, non è solo a causa della crisi economica o delle sue inefficienze istituzionali, ma anche perché non sa più riconoscere la sua identità spirituale.