«L’Ucoii: ‘Per riconoscerci il governo vuole 100mila euro’. Ma il Viminale smentisce»

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La Repubblica del 04 luglio 2020, pagina 14

Di K. Moual

«Il ministero dell’Interno ci chiede 100mila euro da avere nel nostro conto corrente, per il riconoscimento della nostra associazione come persona giuridica, che ci servirà per arrivare all’intesa. Un riconoscimento giuridico pieno per la comunità islamica per potere godere del 8×1000 e di altri riconoscimenti importanti».
È nella sintesi questo il messaggio video della durata di due minuti esatti, che il giovane presidente dell’Ucoii (Unione delle comunità islamiche in Italia), Yassine Lafram, ha inviato privatamente, come si evince dal suo appello, agli aderenti dell’Ucoii, chiamando a raccolta tutte le moschee che fanno riferimento all’organizzazione, (130 dichiarati, ma non verificabili), per portare alle casse dell’Ucoii 1000 euro per moschea.
Un messaggio che molto probabilmente doveva rimanere interno ma che visualizzato, apre più di una questione.
Certamente, con il ministro Luciana Lamorgese al Viminale, il dossier sull’islam italiano è oggi sul tavolo, come dimostrano i vari incontri con le diverse anime, divise in sigle e organizzazioni antagoniste tra loro, per visione, ideologia e radicalità sul territorio.
Caratteristiche queste, che insieme alla poca volontà anche delle istituzioni, nel governare con più decisione la questione Islam in Italia, hanno di fatto, e da sempre bloccato l’intesa con lo Stato.
Ora, riemerge ancora una volta quello che è ormai un “vecchio” tema, percepibile anche dallo stesso cambio di presidenza (oggi l’Ucoii, con un brillante cambio di immagine ha dato la presidenza ad una seconda generazione che si esprime nella figura di Yassine Lafram) di una delle organizzazioni che più di altre in questi anni ha fatto discutere, per l’opacità dei suoi fondi insieme alla sua visione dell’islam (da molti inquadrato nella fratellanza islamica) e con quest’ultima uscita dei 100mila euro, promette di scatenare un altro polverone.
Sì, perché le voci dal Viminale, dicono chiaramente che non c’è stata nessuna richiesta, formale, nella quale si chiedono 100mila euro per il riconoscimento, ma si chiede invece solo una dichiarazione bancaria sui mezzi finanziari dell’ente da accompagnare insieme alla presentazione di bilancio spesa degli ultimi tre anni, dell’associazione, con tutte le entrate e le uscite.
Insomma, il minimo sindacale, per chi ambisce ad un primo riconoscimento istituzionale e giuridico.
Ancor più, e sempre in tema fondi, c’è più di qualche ombra a macchiare la credibilità dell’organizzazione poiché non sono solo voci di corridoio, dicerie, o invidie di altre organizzazioni islamiche in fila sempre al Viminale, per quello che ormai è un miraggio, quale è l’intesa.
Sull’Ucoii, parlano infatti inchieste giornalistiche importanti come quella di Christian Chesnot e Georges Malbrunot, redatta in un corposo libro dal titolo Qatar Paper . Sottotitolo: come l’emirato finanzia l’islam francese e quello europeo. Tra le pagine, quello che salta agli occhi, non è tanto la Francia ma il nostro paese, che è all’apice per progetti avviati (45) e fondi inviati (euro: 22.898.600), attraverso la Qatar Charity. Per capirci, la Francia ha ricevuto la metà, 15 milioni di euro. Fondi indirizzati proprio all’Ucoii per le attività che dovrebbero riguardare il culto: ci si chiede dunque dove siano finiti tutti questi soldi, se oggi le casse dell’organizzazione sono vuote, e perché si arriva a chiedere 100mila euro ai fedeli, come richiesta avanzata dal Viminale, nel momento in cui tale richiesta non risulta essere stata fatta?
I due milioni e mezzo di fedeli musulmani in Italia di cui quasi la metà con cittadinanza italiana, rappresentano, la seconda religione in Italia, con ormai seconde generazioni e italiani convertiti. Tale presenza, non può continuare ad essere percepita come un corpo unico esterno etnico e orientalizzante perché non lo è e a maggior ragione dovrebbe prima di tutto essere governata e garantita dalle istituzioni, anche attraverso il riconoscimento, solo dopo un monitoraggio vero e non pigro – di chi dice di rappresentarlo. È ormai chiaro che l’islam italiano è rappresentato dagli islam, come è giusto che sia, poichè è plurale nelle sue voci e nelle sue visioni. È tradotto oggi in diverse sigle, che vanno dalla Grande Moschea di Roma, alla Confederazione Islamica fino all’Ucoii.
Ecco, forse, se davvero ci si vuole approcciare in maniera seria alla questione, sarebbe più realistico e pragmatico pensare a riconoscere e stringere intese con chi ha già le carte in regola. Mentre chi inizia con evidente opacità, forse è urgente che faccia prima chiarezza, a partire di quei 100mila euro.”
Fine.

NB
L’Ucoii (Unione delle comunità islamiche in Italia) è un’organizzazione egemonizzata dalla Fratellanza musulmana, una corrente estremista di Islam politico che usa la religione per scopi espansionistici e politici, che nega l’adesione agli Stati e le Nazioni e che si pone l’obiettivo dell’imposizione della sharia e della ricostituzione del Califfato.
Per farlo tutti i mezzi sono legittimi: non solo e non tanto quelli esplicitamente violenti, ma soprattutto quelli della penetrazione demografica, finanziaria e culturale.
Fino a quando Ucoii significherà Fratellanza musulmana l’Italia deve evitare ogni accordo, che servirebbe solo a dare legittimità agli estremisti e ai fondamentalisti.

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