India power. Non esiste solo la Via della Seta

in Esteri

Appunti per il Governo italiano. L’Africa è la priorità della potenza indiana. Narendra Modi prova a recuperare il ritardo sulla Cina aumentando la presenza in tutti i campi. Punta sulle Mauritius come hub e sogna l’Asia-Africa Corridor Growth

La svolta impressa da Xi Jinping in Cina negli ultimi anni ha avuto un forte impatto “interno”: ulteriore riduzione delle libertà e dei diritti all’interno del paese, controllo capillare e diffuso della società (dal “Great FireWall” per ingabbiare la rete, fino al sistema di crediti sociali classificare i propri cittadini per grado di affidabilità nei confronti del regime), ma soprattutto uno “esterno”, con la costruzione di una “proiezione globale” in grado di competere per la prima volta direttamente con il modello politico ed economico delle democrazie liberali.

La nuova proiezione globale cinese è ben percepita nei suoi confini più prossimi (la nuova legge sulla sicurezza nazionale a Hong Kong, l’aumento dell’assertività nei confronti di Taiwan, l’occupazione militare del mar Cinese Meridionale), e ora raggiunge anche Europa e Africa con il progetto strategico della nuova Via della Seta.

L’illusione del mondo occidentale di avere incluso la Cina in un sistema economico globale, confinandola al ruolo di “fabbrica del mondo” nella quale delocalizzare con facilità le proprie produzioni a costi ridotti, si è rivelata per molti versi ingenua.

La Cina di Xi, ormai seconda economia del pianeta, ha in pochi anni cambiato le regole della geopolitica mondiale, non soltanto affermandosi come un nuovo e importante attore, ma introducendo anche una fortissima dinamica competitiva, proponendo un modello alternativo alle democrazie liberali dell’Occidente.

Il progetto del “capitalismo senza democrazia” di stampo orientale corre dunque lungo i binari e le rotte marittime della nuova Via della Seta fra Europa, Asia e Africa e nonostante la narrativa cinese l’abbia descritta come un regalo della “saggezza cinese allo sviluppo mondiale”, in realtà si tratta di un disegno geopolitico con obiettivi precisi: ampliare il proprio “spazio economico” verso l’Africa e l’Europa; creare rapporti bilaterali rafforzati con i paesi maggiormente “delusi” dall’Occidente; incrementare il “soft power” di Pechino nel mondo.

Dopo una lunga stagione di eccesso di realpolitik e di “appeasement”, l’Occidente e le democrazie asiatiche hanno iniziato a comprendere la portata della sfida e iniziato a costruire strategie innovative per non rendere ineluttabile il nuovo “secolo cinese”.

Il caso della nuova politica dell’India nell’Oceano Indiano e in Africa è forse uno dei più interessanti. Huffingtonpost

Tags:

Ultime da Esteri

Vai a Inizio pagina