È la fine di Hong Kong?

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La nuova legge sulla sicurezza approvata dalla Cina, dicono i critici, sembra avere affossato il principio “un paese, due sistemi”, così come le libertà di Hong Kong

Mercoledì la polizia di Hong Kong ha fatto i suoi primi arresti legati alla nuova controversa legge sulla sicurezza nazionale, approvata martedì dalla Cina senza alcuna discussione pubblica, con l’obiettivo di dare al governo cinese maggior controllo su Hong Kong. La legge prevede che la polizia locale possa arrestare chiunque sia accusato di compiere «attività terroristiche» e atti di «sedizione, sovversione e secessione», formule che molti hanno interpretato come un tentativo di reprimere le proteste a favore della democrazia che vanno avanti da circa un anno a Hong Kong.

Il primo arresto compiuto mercoledì, ha detto la polizia locale, è stato quello di un uomo accusato di essere in possesso di una bandiera a favore dell’indipendenza di Hong Kong.

La nuova legge, di cui inizialmente non era stato reso pubblico nemmeno il testo, è stata approvata dalla Cina dopo mesi di minacce e repressioni nei confronti dei manifestanti di Hong Kong, che chiedevano più autonomia dal governo centrale cinese e più libertà e democrazia. Mercoledì la stessa polizia ha chiarito alcuni dei punti contenuti nella legge: «Mostrare bandiere, striscioni, scandire slogan o compiere atti con l’intento di secessione e sovversione potrebbe essere un reato sotto la “HKSAR National Security Law”. Si potrebbe venire arrestati e perseguiti legalmente».

Gli arresti sono stati compiuti durante una manifestazione non autorizzata organizzata per celebrare il 23esimo anniversario della fine della sovranità britannica su Hong Kong.

Hong Kong è una regione amministrativa speciale cinese che nel 1997, quando era colonia britannica, passò sotto il controllo della Cina con un accordo che le garantiva alcune particolari libertà per almeno 50 anni. Da allora i rapporti tra Hong Kong e Cina si sono basati sul cosiddetto principio “un paese, due sistemi”, lo stesso che molti sostengono sia terminato con la legge sulla sicurezza approvata martedì: questo principio da un lato ribadisce l’unità nazionale della Cina, dall’altro riconosce la diversità di Hong Kong, contraddistinta da un proprio ordinamento giuridico, politico e legislativo, e da un diverso sistema economico.

La legge approvata martedì potrebbe però far entrare Hong Kong in una nuova era, hanno detto diversi esperti, nella quale le libertà civili sono strettamente limitate e la lealtà al partito comunista cinese viene prima di qualsiasi altra cosa.

I gruppi di attivisti potrebbero essere duramente colpiti, i tribunali potrebbero stabilire lunghe pene detentive per le violazioni e «le temute agenzie di sicurezza cinesi potrebbero operare apertamente in città», ha scritto il New York Times. Diversi esperti ritengono che la nuova legge darà la possibilità all’intelligence cinese di lavorare piuttosto liberamente a Hong Kong, e quindi di prendere di mira i leader delle proteste a favore della democrazia. La legge potrebbe poi valere non solo nei confronti dei singoli individui ma anche delle organizzazioni, cosa che potrebbe mettere a rischio la difesa dei diritti umani nella regione, così come di altri gruppi critici nei confronti della Cina.

Quello che è successo «è una specie di acquisizione di Hong Kong» da parte della Cina, ha detto al New York Times Jerome Cohen, docente alla New York University specializzato nel sistema legale cinese. Commentando gli sviluppi degli ultimi due giorni, il segretario di stato americano, Mike Pompeo, ha detto: «La Cina ha promesso 50 anni di libertà al popolo di Hong Kong, ma gliene ha dati solo 23».

Questa interpretazione non è stata condivisa dalle autorità cinesi, che almeno pubblicamente hanno sostenuto che l’approvazione della legge sulla sicurezza non sia la fine del principio “un paese, due sistemi”.

Zhang Xiaoming, vicecapo dell’Ufficio per gli Affari di Hong Kong e Macao, ha detto che la legge rafforzerà il sistema esistente, e ha aggiunto che nessuno è in grado di proteggere le politiche governative locali meglio del governo centrale cinese. Zhang ha negato il superamento del modello “un paese, due sistemi”, dicendo che se il governo cinese volesse imporre “un paese, un sistema” su Hong Kong potrebbe farlo senza troppi problemi, applicando direttamente il diritto penale e altre norme cinesi al territorio della regione amministrativa speciale. Carrie Lam, leader di Hong Kong, ha sostenuto che questo «è il più importante sviluppo nelle relazioni tra governo centrale e governo di Hong Kong» da quando la regione amministrativa speciale è passata sotto il controllo della Cina, e ha aggiunto che «è un passo storico nel migliorare i sistemi di Hong Kong si salvaguardia della sovranità nazionale, dell’integrità territoriale e della sicurezza». ilpost

La nuova legge sulla sicurezza, che tra le altre cose punisce le interferenze straniere negli affari interni di Hong Kong, è stata criticata duramente dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea.

Negli Stati Uniti parlamentari sia Repubblicani che Democratici hanno proposto una legge per garantire lo status di rifugiati ai residenti di Hong Kong considerati a rischio di persecuzione a causa della nuova legge. Nelle ultime ore si è mosso anche il Regno Unito, che con Hong Kong ha molti legami. Il ministro degli Esteri britannico, Dominic Raab, ha definito l’approvazione della nuova legge un «passo grave» e ha proposto al parlamento di offrire visti e percorsi per ottenere la cittadinanza britannica ai milioni di residenti permanenti di Hong Kong che sono possessori del passaporto British National (Overseas), un particolare passaporto britannico. Raab ha detto che il governo del Regno Unito analizzerà il testo della legge sulla sicurezza, per capire se costituisce una violazione della Dichiarazione Congiunta, trattato firmato tra Regno Unito e Hong Kong nel 1984 nel quale si stabiliva il passaggio di sovranità di Hong Kong che avvenne poi nel 1997.

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