Pensieri e post Zanardi junior nel nome del padre

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Niccolò sui social racconta il rapporto con Alex La preghiera quotidiana fatta di immagini

Le mani, gli occhi, il sorriso. Da una settimana, una fotografia dopo l’altra, Niccolò Zanardi (nella foto con il papà Alex) sta rimettendo in piedi suo padre. Non c’è regia e nemmeno premeditazione. Questa è innanzitutto una cosa che riguarda loro due, un rituale magico che si compie su Instagram solo perché è la lingua dei tempi. La commozione collettiva viene di rimbalzo e rafforza la magia. I medici tacciono per quello che possono, sospendono e rinviano il futuro nella nebulosa delle ipotesi. Il figlio sta piantato nel presente e con la cocciutaggine di chi fa della speranza un modo per cambiare la rotta già realizza un miracolo per papà: gli offre l’occasione di continuare a esprimersi fisicamente. Le mani, gli occhi, il sorriso. E domani chissà che altro. Una preghiera per immagini. Con poche righe attorno. Il loro album deve essere sterminato.

Niccolò, dicono, sceglie la foto giusta appena si sveglia. Sarà quella a orientare il destino, il corso di un nuovo giorno. Ha intrecciato le dita alle sue per ricordargli che “io questa mano non la lascio”. Ha preso lo scatto in cui sono vicini con lo stesso rimescolio di Dna nello sguardo per chiarire che l’audacia dello sportivo va bene, ma Alex Zanardi è soprattutto un esempio come padre. E poi ha lasciato la scena solo a lui, a braccia alzate dopo l’ennesimo trionfo, dedicandogli parole nuove: “Mi manca quel tuo sorriso, ma so che lo rivedrò presto, tutti noi lo rivedremo presto”. Deve essere il loro codice. Padri e figli, quando l’assortimento riesce bene, ne hanno tutti uno, sconosciuto persino alle madri. quotidiano.net

Amore ugualmente grande, ma diverso, come ancora diverso è quello fra una figlia e un padre. Basta vederli quando si allontanano di schiena, gemelli nati a qualche decennio di distanza. Padre e figlio si raccontano un’altra storia, è inutile essere gelosi. I padri hanno un fischio speciale, un modo loro di suonare il citofono, un passo inconfondibile che marchia la vita. Senza accorgersene i figli assorbono. E poi passano ai figli. Umberto Eco ha lasciato una riflessione potente su quel rapporto: si diventa quello che nostro padre ci ha insegnato nei tempi morti, mentre non si preoccupava di educarci. Ci si forma su scarti di saggezza. L’idea luminosa di Alex Zanardi è che anche se si trova immobile in un letto, in quel tempo che aspetta una resurrezione, il dialogo con papà non si è interrotto.

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