Donne marocchine che sono diventate “qualcuno” in Europa

in Donna/Esteri

articolo pubblicato il 16 marzo 2014

Sono presenti su tutti i fronti: da quello politico come ministre, deputate, sindache, presidenti delle camere legislative o del lavoro, a quello del business come donne d’affari, a quello dell’arte o delle associazioni.

Sono donne orgogliose sia del Paese d’origine che del Paese d’accoglienza, che in alcuni casi le ha viste nascere, crescere e certamente integrarsi.

In Francia ci sono per esempio tre donne di origine marocchina nel governo Valls: Najat Vallaud-Belkacem, ministra della Pubblica Istruzione, dell’Istruzione Superiore e della Ricerca, Myriam El Khomri, ministra del Lavoro, dell’Impiego, della Formazione professionale e del Dialogo sociale (foto) e Audrey Azoulay, ministra della Cultura e della Comunicazione. Rappresentano un inno all’alterità e alla diversità, nonché un buon esempio d’integrazione e un riconoscimento dell’apporto delle figlie dell’immigrazione nella Rèpublique. Altre donne di origine marocchina in Francia lavorano nell’ambito accademico, delle scienze, dell’aeronautica, delle arti, della cultura e delle associazioni.

Un bell’esempio è Latifa ibn Ziaten, madre del soldato Imad Ibn Ziaten, ucciso a Tolosa nel 2012 dal terrorista franco-algerino Mohamed Merah, che ha fondato un’associazione per il dialogo interreligioso intitolata al figlio e opera per combattere la radicalizzazione nelle scuole, nei quartieri disagiati e nelle prigioni. Recentemente è stata premiata dal presidente Francois Hollande anche con la Legione d’Onore, il massimo riconoscimento francese.

Nel parlamento belga ci sono dieci donne di origine marocchina e una, Fadila Laanan, è ministra della Cultura, del Settore Audiovisivo, della Sanità e delle Pari Opportunità. In Belgio c’è anche una donna di origine marocchina sindaco, Nadia Sminate, prima cittadina di Londerzeel.

Il sito marocchino www.menara.ma ha citato anche l’italo-marocchina Souad Sbai: nata a Settat, vive da 30 anni a Roma, dove è stata parlamentare e ha fondato l’Associazione delle Comunità delle Donne Marocchine in Italia (ACMID-DONNA) per le donne marocchine e non solo. E’ candidata della Lega Nord alle elezioni come sindaco della Capitale, che si terranno nel mese di giugno.

A Bruxelles c’è Najat Saadoune, presidente dell’associazione “Dar Al Ward” ( “Casa delle Rose”) per le donne immigrate, a disposizione delle quali mette corsi di alfabetizzazione e di formazione professionale. “Dar Al Ward” si rivolge anche ai poveri, ai detenuti e ai ragazzi che hanno lasciato la scuola.

Najat Saadoune mantiene relazioni solide con il Marocco e la sua associazione organizza viaggi annuali per i giovani in diverse città del Regno per “far attecchire in loro l’amore per il loro Paese, per la loro cultura e per i loro valori”.

Dobbiamo anche citare Latifa Ait Baala, membro del partito liberale francofono, il movimento riformatore (MR) che conduce la coalizione governativa in Belgio; ma Latifa viaggia anche per il mondo per portare la voce del Marocco e difendere i suoi valori e i suoi diritti.

Sempre in Francia, ma anche in Germania, in Italia, in Spagna ed in Gran Bretagna ci sono donne di origine marocchina che si sono imposte nel mondo del giornalismo: in Belgio abbiamo per esempio la presentatrice televisiva Hakima Darhmouch. Ancora, nel mondo della politica troviamo Khadija Arib, dal gennaio scorso presidente della Camera dei Rappresentanti del Regno dei Paesi Bassi,  e naturalmente al Parlamento europeo la marocchino-algerina Rachida Dati, sindaca dell’ VII arrondissement di Parigi ed ex ministra della Giustizia in Francia. Dobbiamo continuare?

Alessandra Boga