Coleman, campione del mondo dei 100 m sospeso dopo aver saltato dei controlli antidoping

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Christian Coleman, l’erede di Usain Bolt, è oggi l’uomo più veloce del mondo ma anche colui che – con ogni probabilità, salvo soprese – verrà squalificato per due anni e dovrà rinunciare ai Giochi Olimpici di Tokyo 2021 per aver clamorosamente mancato tre controlli antidoping nell’arco di 12 mesi, violando il regolamento. Ma la decisione di sospenderlo, comunicategli mercoledì dalla federazione di atletica, ha già provocato vibranti polemiche e la rabbiosa reazione dell’atleta che parla apertamente di complotto. 

Due titoli mondiali, è l’erede di Usain Bolt

Coleman, 24 anni, americano di Atlanta, è una delle stelle più luminose dell’atletica leggera planetaria. Nel 2017, a soli 21 anni, vinse l’argento ai mondiali di Londra battendo proprio il leggendario Bolt e poi portando gli Usa a un altro argento in staffetta. Nel 2019, alla rassegna iridata di Doha, conquistò sia i 100 metri (in un formidabile 9”76, suo primato personale) che la staffetta 4×100. L’anno scorso alla rassegna iridata indoor di Birmingham ha anche fissato la miglior prestazione mondiale dei 60 metri in 6”34. 

I problemi con gli «whereabouts»

Nel recente passato Coleman aveva già avuto problemi con i controlli a sorpresa, pianificati sulla base degli ”whereabouts” compilati dall’atleta, non facendosi trovare dagli ispettori antidoping a tre appuntamenti (1º aprile 2018, 16 gennaio 2019 e 26 aprile 2019) ma il suo caso era stato archiviato perchè i tre “missed controls” erano avvenuti in un periodo di poco superiore ai 365 giorni previsti dal regolamento. Ad incastrarlo questa volta è stato un nuovo mancato appuntamento lo scorso 9 dicembre.

«Tentativo per farmi fuori»

Coleman ha reagito alla sospensione con un lungo e rabbioso comunicato contro l’Athletics Integrity Unit che si occupa dei test e delle sanzioni. «Che nessuno mi parli di “mancati controlli” – ha scritto l’atleta sui social – Il 9 dicembre stavo facendo shopping al centro commerciale a 5 minuti da casa: ho ricevute e scontrini che lo dimostrano. Nessuno mi ha telefonato per dirmi di tornare, come previsto dal regolamento, nessuno mi ha lasciato un messaggio sulla porta di casa. Nelle settimane successive ho ricevuto diversi controlli, tutti regolari. Ora mi comunicano la sospensione. Mi prendo la responsabilità di uno dei mancati controlli del 2019 ma questo dello scorso dicembre è un atto compiuto deliberatamente per farmi fuori». La battaglia legale si annuncia durissima.

Corriere della Sera