LA SINDROME DI EROSTRATO Quando le nullità vogliono entrare nella Storia

in Editoriale

di Adriano Segatori

La furia devastatrice che sta imperversando nei paesi europei ed extraeuropei supera l’ingannevole patina politica che i distruttori pretendono di rappresentare e dimostra, invece, la condizione psicopatologica collettiva che sta alla base delle loro azioni.

Gli abbattitori delle statue, gli imbrattatori dei monumenti, i vandali delle chiese, i falsificatori della toponomastica non hanno alcuna dignità politica né valenza ideologica: sono solo dei nichilisti affetti da un grave e angoscioso senso di inferiorità che, non potendolo soddisfare nel costruire per evidenti incapacità positive, devono sedarlo nell’oscuramento di ciò che è simbolicamente grande, di tutto ciò che non riescono a reggere in un confronto favorevole.

È quello che fece Erostrato, uno psicopatico dell’antica Grecia, il 21 luglio 356 a.C., quando incendiò e distrusse il famoso tempio di Artemide, ritenuto una delle sette meraviglie del mondo antico, per entrare nella storia. La condanna a morte fu tramutata nell’anonimato: nessuno avrebbe potuto né pronunciare né ricordare il suo nome. E così fu per secoli. Una pena devastante per chi già si considerava inconsciamente una nullità.

Ciò che sta accadendo ai nostri giorni è il passaggio all’atto del nichilismo, è la dimostrazione del fallimento etico e politico di una sinistra che dopo aver flirtato con il capitalismo, alla scomparsa di una fede che fu il comunismo, non ha alcun orizzonte verso il quale proiettare un destino. Perché due paradigmi sono fondamentali per capire il fenomeno iconoclastico in atto.

Il primo è proprio il comunismo come fede, quindi come scopo esistenziale, come metodo per rispondere alle domande della realtà, come portatrice di valori morali. Il secondo è la

presentificazione della vita, svuotata da ogni progetto e sterilizzata da qualsiasi anelito di futuro e di speranza.

È di questa disposizione psicologica e materiale che si nutre il nichilismo: la disperazione anarchica di chi non ha una prospettiva positiva della vita sua e del contesto di appartenenza; il silenzio e la sordità interiore di chi non sa trovare risposte e soluzioni al vuoto reale e immaginario nel quale è immerso; l’affogamento in quel relativismo totalizzante che nega ogni verità, ogni ideale e ogni principio.

Personalmente non credo al sillogismo di Orwell che “Chi controlla il passato controlla il futuro: chi controlla il presente controlla il passato” per un motivo: che non c’è nessun futuro propositivo al quale i devastatori possono riferirsi, se non quel cupio dissolvi, quel desiderio negativo di distruzione che travolgerà anche loro nell’annientamento di ogni simbolo di civiltà.

La volontà creatrice costruisce visioni e destini, quella distruttrice determina deserti e rovine.

Li trovo particolarmente patetici nella violenza questi sinistri iconoclasti: quel rosso che loro vedono all’orizzonte non è l’aurora, ma il tramonto di un intero occidente.

Ma noi ci saremo. Minoranza attiva e propositiva, in risposta alla rassegnazione diffusa e alla generalizzata depressione.

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