Via col vento sotto processo!

in Editoriale


Solo una società con una cultura votata all’approssimazione, alla superficialità del “fast and furious”, del buonismo bianco, poteva “interrogarsi”, a distanza di 81 anni, sull’opportunità, anzi meglio, nel voler trovare il “modo di spiegare” alle “nuove generazioni” il contesto politico del continente americano durante la guerra di secessione.
Fa sorridere nella stessa misura in cui si possa pensare che la delinquenza giovanile sia colpa dei videogiochi.
Molti ignorano che il regista del film ( Victor Fleming Oscar per la regia nel 1940) con il suo lavoro è stato capace di rivoluzionare il pensiero americano portando “Mami” (l’attrice Hattie McDaniel) a vincere proprio nel ’39 l’ambito premio di Hollywood, creando un vero e proprio trauma nella società americana di quel tempo che, per onore di cronaca, non risultava tanto diversa da quella dell’ambientazione del film in quanto ad “acredine” verso il popolo nero.
Poco si sa dell’autrice, Margaret Mitchell (che pubblica “Gone with the wind” dopo un decennio di lavoro nel 1936), ma leggendo un po’ qui e po’ li (ammetto la mia ignoranza) da l’idea di una sfortunata benestante donna di provincia americana sfortunata in amore e non di un’attivista per la segregazione razziale (il fatto che la madre fosse una suffragetta fa riflettere su quale politica ed impegno sui diritti civili vi fosse in famiglia).
Insomma, come al solito la blasonata e tanto ammirata società moderna americana riesce a rigurgitare e ruminare i soliti stereotipi dell’estremismo del politically correct. Ridondante, forse inutile ma estremamente radical chic.
Nizar.

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