Tunisia, due presidenti ai ferri corti

in Esteri

Per la festa di fine Ramadan, che si è celebrata il 24 maggio, il presidente tunisino Kais Saied ha risposto indirettamente al presidente del parlamento Rachid Gannouchi, espressione del partito islamista Ennahda, che di recente ha preso alcune iniziative di politica estera (Libia e Turchia).

Saied ha ricordato che la Tunisia ha un solo presidente che la rappresenta all’estero e all’interno. E, come riporta l’Agenzia Nova, ha fatto questa valutazione sul clima politico che si respira nel paese: «Alcuni nostalgici sognano il ritorno al passato, altri sono animati da ambizioni puramente personali e altri agiscono con ipocrisia, mentono e diffamano».

Nigrizia ha chiesto a Redah Mechergui, presidente dell’Alleanza delle associazioni dei tunisini d’Italia (la comunità tunisina conta oltre 100mila persone, Mechergui vive e lavora in Italia dal 1990), di dare una lettura di questo momento che sta attraversando il paese maghrebino.

I deputati del Partito desturiano libero, partito laico, stanno protestando da parecchi giorni davanti al parlamento. Rimproverano al presidente del parlamento Rachid Ghannouchi i suoi contatti con vari presidenti islamisti, in particolare con Erdogan, presidente della Turchia. E sostengono che Ghannouchi di aver piegato il parlamento al suo volere e a quello del partito islamista Ennahda. In sostanza gli contestano di avere tradito il cambiamento innescato dalle “primavere arabe”. È così?

No. Dobbiamo ricordarci che questo partito, guidato da Abir Moussa, è il partito dell’ex presidente Ben Ali e ha tutto l’interesse di far naufragare la primavera tunisina. Alle scorse elezioni questo partito ha ottenuto 16 deputati ed è stato il terzo più votato. Di norma organizza presidi e contestazioni ispirandosi al primo presidente della Tunisia indipendente Habib Bourghiba. Cerca di contestare il parlamento presieduto dall’islamico Ghannouchi.

Di recente ha chiesto in parlamento la sfiducia di Ghannouchi ma il Consiglio del parlamento ha rifiutato. Un’altra richiesta di sfiducia è stata avanzata quando Ghannouchi ha preso contatti con il presidente turco Erdogan e quello libico al-Sarraj (in seguito al riposizionamento geopolitico tunisino con la ripresa della guerra in Libia), sostenendo che questa iniziativa non è nei suoi poteri. Credo che questi scontri continueranno perché il Partito desturiano libero non perde occasione per dire al popolo tunisino che Ghannouchi non è in grado di guidare il parlamento.

Dieci anni dopo la caduta del regime di Ben Ali, c’è un presidente, Kais Saied che è stato eletto (lo scorso ottobre) con il sostegno del partito Ennahda. Saied è estraneo al sistema politico (era docente di diritto costituzionale) ed è un conservatore sul piano religioso. Pare che lo abbiano votato soprattutto i giovani. Come si sta rapportando con il parlamento e con il governo?

Kais Saied è praticamente sconosciuto a livello politico. Ma alle elezioni ha portato a casa oltre il 70% dei voti perché soprattutto i giovani, i liberali e lo stesso partito Ennahda non avevano scelta. O lui oppure il magnate Nabil Karoui che fa parte del vecchio regime e che soprattutto ha una relazione stretta con gli israeliani. Cosa che il popolo non manda giù. Certo Saied non ha né grandi idee né esperienza in politica. Ha però un linguaggio popolare e un approccio diretto alla popolazione. E pare intenzionato a utilizzare al meglio questa sua attitudine.

Ha anche ipotizzato di ritirare le deleghe ai parlamentari per avere lui stesso un accesso più immediato con la gente sulla scia di un sistema presidenziale. È per questa ragione che il parlamento soffre e si trova in contrasto con lui. Del resto, fino a prova contraria, in Tunisia vige un sistema parlamentare. Credo che i nodi arriveranno presto a pettine: se il presidente non frena questo suo progetto, il contrasto con il parlamento è destinato a diventare ancora più forte.

Possiamo dire che la mancanza di lavoro è il problema fondamentale per tanti giovani tunisini? I governi che si sono succeduti dal 2011 a oggi non sono riusciti ad affrontare davvero i temi economici e sociali. Che cosa sta facendo questo governo? E il movimento sindacale?

Il problema fondamentale in Tunisia è la mancanza di lavoro, soprattutto per i giovani che sono la grande maggioranza della popolazione. La disoccupazione giovanile è attorno al 34%. Le opportunità di lavoro sono poche. L’economia è fondata sul turismo che ora è in crisi per il Covid-19. Dopo la rivoluzione del 2011 la mentalità dei giovani è cambiata. Tutti vogliono lavoro nell’amministrazione come dipendenti e impiegati. Non vogliono i piccoli progetti presentati dal governo.

Purtroppo abbiamo un movimento sindacale molto forte, soprattutto l’Unione dei lavoratori tunisini, che non fa solo attività sindacale ma anche politica. In realtà, più che difendere i lavoratori difende la propria ideologia. Il governo non può fare tanto perché appena una settimana dopo il suo insediamento ha trovato sul suo cammino l’emergenza pandemia, un’economia debole e un tasso elevato di disoccupazione. Finora ha gestito bene l’emergenza Covid-19 con una serie di azioni preventive.

Ma per ripartire non è facile, serve sacrificio e serve tempo per migliorare la situazione. Il governo ha capito che non deve puntare solo sul turismo ma anche sull’agricoltura che ha un grande potenziale. Proprio per questo si sta attrezzando per coinvolgere molti giovani in progetti agricoli cercando di dare fiato alle campagne dove si concentrano le sacche di povertà più allarmanti.

La popolazione ha molte attese, anche se allo stesso tempo è delusa da una classe politica molto corrotta. Nigrizia