IL GRANDE INGANNO DELLE BORSE

in Economia

Poche affermazioni sono meno logiche della constatazione di una presunta “razionalità” dei mercati finanziari. Essi sono estremamente umorali, reattivi, soggetti a altalene tra la depressione e l’euforia, specie nelle fasi che preannunciano crisi.

La fase attuale lo testimonia. Tra la fine di febbraio e la fine di marzo, mano a mano che la pandemia di coronavirus si diffondeva in tutto il mondo, è ammontato a ben 25mila miliardi di dollari il conto delle perdite finanziarie dei mercati principali del pianeta. Da allora in avanti le borse, tra aprile e maggio, hanno iniziato un graduale recupero che potrebbe portarle entro la fine del mese a riassorbire le perdite in maniera pressoché completa.

I mercati sono trainati dall’intervento degli Stati a sostegno dei settori più in difficoltà, dalla fine graduale dei lockdown nelle principali economie del pianeta e dalla corsa a ritrovare redditività da parte degli operatori. “Dove sta dunque la ragione?”, si chiede Il Sole 24 Ore “nelle Borse (che trainate ieri proprio dalla speranza per la fine dei lockdown hanno guadagnato in Europa tra l’1,2% di Francoforte, l’ 1,5% di Milano e il 2,15% di Madrid) o nella cautela delle banche centrali, consapevoli del fatto che la strada della ripresa sarà lunga e piena di incognite?”.

Come giustamente fa notare il quotidiano economico, la principale responsabile del ritorno all’euforia dei listini è sotto gli occhi di ogni osservatore attento: “Si tratta di quella ‘droga’ monetaria che spesso fa sembrare oro anche quello che luccica appena”. Il massiccio intervento dei governi con garanzie di liquidità, sostegno ai settori in crisi, copertura della cassa integrazione, fornitura di pacchetti-monstre di investimento all’economia è stato percepito dal mondo corporate come l’inizio di una corsa internazionale al salvataggio (global bailout). L’apice di questo fenomeno si è registrato negli Stati Uniti, dove la Borsa ha recuperato con grande rapidità mentre nel Paese i disoccupati aumentavano a un ritmo sconosciuto dalla Grande Depressione.

Si assiste a una divaricazione potenzialmente tossica tra listini che risultano ancora dopati dal decennio di liquidità del quantitative easing permanente ed economie reali in depressione e pronte ad affrontare nei prossimi mesi, finito il contagio epidemico, una crisi di produzione senza precedenti. Come si scriveva su Osservatorio Globalizzazione,la crisi in corso vede la sovrapposizione di uno shock all’offerta legata alla sospensione delle attività di imprese e società produttrici di servizi a un potenziale e credibile shock di domanda per la dispersione di redditi e la distruzione di posti di lavoro nelle economie avanzate. Su cui si interseca la debolezza conclamata delle borse e la marea montante crisi petrolifera connessa alla sfida russo-saudita e al crollo della domanda”.

L’effetto-valanga è garantito, e non ne stiamo ancora constatando gli effetti nel pieno della loro portata. Vi è dunque l’elevata possibilità che le borse siano ottimiste in questa fase e possano ritrovarsi paurosamente spiazzate quando i dati reali confermeranno le previsioni drastiche su Pil, consumi, produzione industriale e commercio, di per sé probabilmente troppo ottimistiche.

Tra catene del valore da ricostruire, legami economici da tessere da zero, rivalità geopolitiche, investimenti produttivi destinati all’emergenza, infatti, la ripresa sarà lenta e problematica. La finanza dovrebbe farsi ancella della crescita economica e tornare a partecipare virtuosamente all’economia reale, non deviare dai suoi principi pensando di vivere ancora in un mondo privilegiato. A inizio primavera centri studi lungimiranti come quelli di McKinsey e Prometeia avevano capito l’entità dei danni; più avanti, la Commissione Europea e il Fmi avevano pronosticato uno schianto senza precedenti per le economie avanzate. Disoccupazione, povertà, riduzione della produzione industriale sono problemi tali da giustificare un minimo di cautela: ma nelle borse sembra ancora in auge la speranza di poter cavalcare presto una fase di vacche grasse. La realtà dei fatti potrebbe risultare a dir poco traumatica. IL GIORNALE

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