Hong Kong, violenti scontri durante sciopero contro legge sull’inno cinese

in Esteri

Nella giornata di ieri più di 30 sigle sindacali avevano annunciato per oggi uno sciopero generale contro la proposta di legge che fa dell’oltraggio o manipolazione delle parole dell’inno nazionale cinese un reato. Per i trasgressori, infatti, sarebbe prevista una pena massima a tre anni di prigione, e una multa di 50mila dollari di Hong Kong (quasi 6.000 euro).

Per questo motivo i sindacati, fiancheggiati da gruppi di studenti di 20 scuole secondarie, si sono riuniti oggi per fermare il varo della legge. Già negli ultimi giorni circolavano sul web appelli agli automobilisti di rallentare il traffico per bloccare le principali strade di Hong Kong.

Gli attivisti democratici, inoltre, hanno incitato la popolazione a ripetere le proteste del 12 giugno 2019, quando decine di migliaia di persone obbligarono la maggioranza filocinese a sospendere la discussione sulla legge sull’estradizione.

Mentre è stato eretto un muro di plastica con filo spinato alto sei metri a difesa del parlamento di Hong Kong, davanti alla sede istituzionale si è schierata la polizia in assetto antisommossa. 

Centinaia di manifestanti si sono radunati a Pedder Street, scandendo slogan come “cinque domande, non una di meno” e “sciogliete la polizia subito”.

Polizia che, dal canto suo, ha arrestato almeno 16 persone, tutte sospettate di essere in possesso di armi di offesa in luogo pubblico. Si registrano anche incidenti di boicottaggio sociale: chiodi lanciati sulle strade, veicoli che guidano con lentezza nei tunnel sottomarini, porte dei treni della metropolitana bloccate da oggetti.

Almeno altri 100 giovani si sono ritrovati nel centro commerciale di Hysan Place, a Causeway Bay, per un flash mob. Hanno occupato due piani dell’edificio e intonato l’inno dei manifestanti “Gloria ad Hong Kong” e gridato slogan quali “Liberare Hong Kong, rivoluzione del nostro tempo”.

Lo slogan è una provocazione a quella Cina che sta preparando la legge sulla sicurezza nazionale, che aveva portato centinaia di persone in strada la scorsa settimana.

Il voto finale della legge sull’inno è previsto per il 4 giugno, e coinciderà con la veglia al Victoria Park, commemorativa delle vittime del massacro di Tiananmen ad opera del regime cinese nel 1989.

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