Covid, rimbalzo dei contagi ancora non c’è. I virologi: estate serena, attenti all’autunno

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 Perora la tregua regge. Archiviato il lockdown ormai da due settimane, i dati sulla diffusione del Coronavirus continuano la discesa. Il temuto rimbalzo non c’è stato. Ma quanto durerà questa condizione di calma apparente? Secondo tecnici dell’Istituto superiore di sanità, un contraccolpo a giugno dobbiamo metterlo in conto. Ma il vero banco di prova – sostiene la gran parte degli scienziati – sarà in autunno, con i primi freddi e la riapertura delle scuole.

“Nel momento in cui riprendiamo a circolare – dice Susanna Esposito, presidente dell’Associazione mondiale per le malattie infettive (Waidid) e docente all’Università di Parma –, l’indice R con zero è destinato inevitabilmente a segnare un’impennata dei contagi”. Finora la popolazione è stata chiusa in casa, ma che estate abbiamo davanti?

Alessandro Miani, presidente della Società italiana di medicina ambientale, si aspetta una lieve ricomparsa di focolai nei prossimi due mesi, con una distribuzione a macchia di leopardo. “I nuovi casi registrati in Cina – precisa il medico – sono dovuti a infezioni venute da fuori. Dunque è la riapertura dei voli che potrebbe rimettere rapidamente in circolo il morbo”.

In questo momento Massimo Galli, direttore del dipartimento malattie infettive dell’ Ospedale Sacco di Milano, ritiene che il crocevia del virus sia il contesto familiare. Le riaperture vanno affrontate con senso di responsabilità nei comportamenti: “Il rischio di una seconda ondata dell’epidemia è un’ipotesi che spaventa l’Oms – dice Galli – anche se nei Paesi dove questo è già accaduto non ha portato situazioni drammatiche”. Perché? Nessuno azzarda una risposta. Anche se lo stesso Galli ammette: “Sembra che alcuni dei positivi abbiano una forza contagiosa più bassa. È un’ipotesi che con prudenza mi dà ottimismo”.

Cauto ottimismo anche da parte del presidente dei pediatri italiani. Paolo Biasci (Fimp) è convinto che riusciremo a reggere l’urto tra giugno e agosto: “Sono mesi di vita all’aria aperta, le scuole sono chiuse. Noi dobbiamo pensare piuttosto alla riapertura di settembre. Se un bambino si dovesse ammalare, dovremo sapere che tipo di infezione ha avuto, come e quando riammetterlo in classe. Dopo tanto ospedale, le istituzioni dovrebbero riconsiderare il ruolo centrale delle cure primarie, e del territorio“.

“Difficile fare previsioni adesso – commenta Dora Buonfrate, coordinatrice del più grande studio italiano di profilassi con antimalarici tra il personale sanitario esposto a rischio Covid – io penso che il problema sarà spostato verso l’autunno”.
Le secondeondate registrate in Cina e a Singapore sono indicative? “Ma quelle asiatiche sono realtà diverse dalla nostra – aggiunge la Buonfrate – quello che conta è che arriviamo preparati a ogni evenienza, con una strategia tesa a individuare precocemente i nuovi focolai, un compito che investe essenzialmente l’igiene pubblica. Da qui l’importanza della nostra sperimentazione sull’efficacia della clorochina nel ridurre il rischio di contagi. Tanto più che i risultati potrebbero arrivare entro l’anno, quando con ogni probabilità non avremo ancora il vaccino contro la Sars-CoV-2″. quotidiano.net

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