Alberto Rosselli

Erdogan lancia l’ennesima pesante offensiva mediatica. Il patriarca Bartolomeo I, il rabbino capo e diversi esponenti armeni e perfino turchi accusati di sostenere l’odiato leader in esilio Fethullah Gülen.

in Editoriale
Alberto Rosselli

di Alberto Rosselli

‘Gerçek Hayat’, testata turco-islamista appartenente al potente gruppo imprenditoriale ed editoriale Albayrak Holding – proprietaria, tra l’altro, del quotidiano filogo vernativo ‘Yeni Safak’ (‘Nuova Alba’) – appartenente al genero e pupillo del presidente turco Erdogan, Berat Albayrak, ha attaccato a testa bassa gli esponenti delle minoranze non islamiche d’Anatolia, accusandole di anti-patriottismo e tradimento. Nella fattispecie, il giornale se l’è presa con il patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I, con il rabbino capo di Istanbul, Isahak Kahleva e con diversi membri della comunità armena, quali presunti ed occulti sostenitori del movimento politico ‘terrorista’ di Fethullah Gülen, l’imam che attualmente, vive rifugiato negli Stati Uniti dal 1999, onde sfuggire alla pena capitale inflittagli dal ‘sultano’ Recep Tayyip Erdogan. L’atto d’accusa di ‘Gerçek Hayat’ (ampiamente illustrato in uno ‘speciale’ di ben 176 pagine) è particolarmente pesante, pur non basandosi su alcuna prova concreta documentale. Nell’inserto dell’edizione speciale, intitolato ‘FETO’ (acronimo di ‘Organizzazione del Terrore Gülenista’), si sviluppa la lunga storia del movimento di Fethullah Gülen, definito un ‘arci-terrorista’ e un traditore della Patria turca, appoggiato dalle minoranze religiose residenti in Anatolia e dai loro leader, accusati addirittura di avere sostenuto il fallito colpo di stato del 16 luglio del 2016 ai danni di Erdogan. Oltre a Bartolomeo I e al rabbino Kahleva, la testata ha preso di mira anche l’ex patriarca armeno di Turchia Snork Kaloustian, il defunto pontefice Giovanni Paolo II e alcuni ex politici turchi considerati da Erdogan ‘poco affidabili’ e comunque passati anch’essi a miglior vita, come Ismet Inonu, Bulent Ecevit e Suleyman Demirel. Insomma: ‘Gerçek Hayat’ ne ha per tutti, vivi o morti che siano. Immediate sono state le reazioni della comunità ebraica di Istanbul. Nel suo comunicato, il Patriarcato ecumenico ha controbattuto, affermando la falsità e quindi l’inattendibilità delle accuse riportate da ‘Gerçek Hayat’. “La diffusione di queste notizie calunniose– continua il comunicato patriarcale – sono pericolose in quanto potrebbero provocare irrequietezze e disagi tra le comunità di minoranza cristiane ed ebraiche e la maggioranza musulmana residente in Anatolia”. Purtroppo, continua il comunicato, “informazioni del genere potrebbero essere causa di pericolosi atti di razzismo e intolleranza. Lo stesso patriarca ecumenico Bartolomeo si sente molto amareggiato e risentito per le accuse che gli sono state rivolte, malgrado il suo impegno profuso per il bene del nostro Paese”.“Pertanto – conclude la nota – siamo convinti che le competenti autorità turche faranno il dovuto per ritrattare”. La comunità ebraica turca di Istanbul è intervenuta con un post sul suo account di Twitter, “condannando senza riserve la discriminazione e la provocazione causate da queste pubblicazioni, prive di fondamento contro il nostro rabbino capo. Da parte nostra, speriamo in un immediato ripristino della verità attraverso una corretta informazione, anche a costo di ricorrere alle vie legali contro la testata diffamante”.

Naturalmente, anche da parte dei rappresentanti della comunità armena non sono mancate le rimostranze. Nei giorni scorsi, il deputato armeno Garo Paylan di Diyarbakir, ha sottoposto al parlamento turco una mozione con la quale ha anch’egli denunciato il dossier di ‘Gerçek Hayat’ quale mossa per istigare l’odio razziale e religioso. “La rivista – ha sottolineato il parlamentare – ha riportato, non casualmente, che Ramiz, il padre di Fetullah Gülen, apparteneva alla minoranza armeno cristiana, che sua madre era ebraicaMi domando – ha concluso sarcasticamente Paylan – perché Erdogan se la prenda con patriarchi e rabbinato, accusando, con evidente dispregio, Gülen di essere un ‘armeno’. Si è forse scordato il premier quando egli stesso, prima del 1999, lo definiva ‘Venerabile Hocaaefendi’ e ‘puro turco’?”. Dal canto suo, Mihail Vassiliadis, direttore dello storico giornale turco in lingua greca, ‘Apgevmatini’, ha stigmatizzato positivamente “la ferma reazione delle minoranze colpite dalle calunnie rappresenta un fatto nuovo in quanto, per la prima volta, hanno protestato in modo aperto, facendo capire che non accetteranno più soprusi, come è purtroppo già accaduto in passato”. Rammentiamo, a titolo di cronaca, che, attualmente, in Turchia (80 milioni di abitanti appartenenti per il 98% al credo islamico sunnita, di maggioranza, e sciita) vivono circa 120.000 individui appartenenti a diverse confessioni cristiane, tra cui circa 80.000 greco-ortodossi), 35.000 cattolici, 26 000 ebrei, la maggior parte dei quali sono sefarditi e un numero limitato, ma non esattamente conteggiato di protestanti.

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