“Questi sono soldi dell’Isis e di Al Qaeda”, a Napoli la banda dei falsari che aiutava i terroristi

in Cronaca/Terrorismo

Otto persone agli arresti, venti perquisizioni e diciannove indagati, due locali sequestrati: sono i numeri dell’operazione che ha fermato a Napoli un’organizzazione specializzata nella produzione di documenti falsi destinati a 15 Paesi esteri dell’area Schengen ed extra Schengen. La stamperia clandestina era a Porta Nolana e il centro di spedizione al corso Novara. Le indagini si sono incrociate con quelle sulla strage di Berlino del 2016. Di qui il sospetto che alcuni dei documenti prodotti a Napoli siano finiti anche nelle mani di pericolosi terroristi.

Nell’accogliere la richiesta di misura cautelare, il gip ha evidenziato la gravità dei reati di falso ritenendo gli indagati “pienamente consapevoli che un documento contraffatto non soddisfa in sé alcuna esigenza umana ma è sempre un mezzo necessario per commettere altri reati, normalmente più gravi del falso stesso”. Quando in alcune delle conversazioni intercettate si sente dire “questi sono soldi dell’Isis, soldi di Al Qaeda” gli indagati – osserva il gip – “è vero che non possono essere presi troppo sul serio, ma dimostrano di sapere bene che i loro documenti potevano finire nelle mani di terroristi.

Del resto anche l’uomo di strada sa bene che le organizzazioni terroristiche hanno bisogno di espedienti per occultare l’identità dei soggetti agenti, il che oggi come oggi è un risultato che normalmente si consegue mediante l’uso di un documento falso”. Partendo da questo ragionamento, il gip ha accolto la richiesta di misura cautelare in carcere per i fratelli M. e G. R. e agli arresti domiciliari per V.e G.R., S. P.  M. N. G.F. e A. Di S.

L’inchiesta, svolta dalla Digos di Roma con il coordinamento del pool antiterrorismo della Procura di Napoli, si è imbattuta anche nell’emergenza da Covid-19 perché la pandemia, stando alle indagini, non ha fermato il traffico di documenti falsi, ma lo avrebbe soltanto rallentato. Intercettazioni ambientali che risalgono a poco più di un mese fa dimostrerebbero che alcuni degli indagati non solo si riunivano in barba alle norme di contenimento anti-contagio ma ragionavano anche sulla riduzione del numero di clienti di questo periodo. Il 23 marzo scorso la banda discuteva sul fatto di aver fatto “una sola pratica” in quella mattinata, rallegrandosi di contro per aver fatto arrivare i documenti a “Diego” prima dell’inizio delle restrizioni alla libertà di circolazione. “Addirittura continuando nel periodo dell’emergenza” scrive quindi il gip, affrontando il rischio della reiterazione dei reati e ipotizzando che la stamperia di corso Novara fosse pronta a riprendere le spedizioni di documenti con l’allentamento del lockdown. Il riformista

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