Germania, al via il processo alla vedova del rapper dell’Isis. L’accusa: crimini contro l’umanità

in Esteri

È accusata di tratta di esseri umani e di crimini contro l’umanità, perché ha ridotto in schiavitù una 13enne yazida. Si è aperto ieri ad Amburgo un altro processo importante per la condanna dei crimini di guerra dell’Isis. A salire sul banco degli imputati, questa volta, è una donna, Omaima A.

Trentacinque anni, cittadinanza tedesca, origini tunisine, Omaima è tra le migliaia di foreign fighters che sono partite per la Siria con l’obiettivo di unirsi all’Isis. Alcune di loro, una volta arrivate si sono pentite. Altre — come Omaima — hanno sposato in pieno la causa. Omaima, accusata tra le altre cose anche di aver posseduto un Kalashnikov, si sposta a Raqqa nel 2015 dove con i suoi tre figli — che all’epoca hanno poco meno di otto anni, due anni e due mesi— raggiunge il primo marito, militante dell’organizzazione terroristica, dalla Germania attraverso la Turchia.

In Siria alleva i bambini «nell’ideologia» dell’autoproclamato califfato. Poi, rimasta vedova (il marito muore tre settimane dopo il suo arrivo nella battaglia di Kobane), sposa in seconde nozze un pezzo da novanta dell’Isis. Si tratta di Denis Cuspert alias «Deso Dogg» , il rapper dell’Isis ucciso da un drone nel 2018 e considerato una delle voci più potenti della propaganda jihadista. Non è l’unica donna a cadere nella sua rete. La leggenda narra che anche un’agente dell’Fbi in operazione sotto copertura per stanare Deso abbia finito con l’innamorarsene. Al di là della leggenda Omaima, resta incinta di Cuspert. E nel 2016 torna in patria per partorire. Ma qui dopo tre anni viene arrestata. 

A scoprire la sua storia è stata la giornalista libanese Jenan Moussa che, dal profilo LinkedIn della donna, è risalita al contenuto del suo telefono ricostruendo tutti i suoi spostamenti e permettendo agli inquirenti di raccogliere parecchie prove contro Omaima. Un caso interessante anche perché consente di studiare a fondo il reale ruolo delle donne all’interno dell’Isis. E soprattutto quanto è alto il livello di pericolosità.

Per il momento Omaima in aula tace e si copre il volto con un foglio. Ma Jenan conserva ancora uno dei suoi messaggi che la donna scrisse al suo primao marito Hadra nel marzo 2015. Una delle ultime letture: «Se sei Shahid ( martire), Chiedo ad Allah di accettarti. Con te voglio entrare in Jannah ( Paradiso). Aspettaci!». Un messaggio cui Hadra non hai mai risposto. Perché era già morto. corriere della sera

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