VENEZIA, LA STRANA MORTE DELLE SORELLE Bouchra e Sanae El Haoudi. SOMMOZZATORI: “NON SI SONO SUICIDATE”

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Bouchra e Sanae El Haoudi, 43 e 39 anni, sono due sorelle di origini marocchine ritrovate senza vita nelle acque di Venezia: per un’amica non è contemplabile l’ipotesi del suicidio

Due sorelle nella notte tra lunedì martedì scorso, si sarebbero lasciate cadere nelle acque di Venezia, mentre si trovavano su di un motobattello dell’Actv nella tratta tra Punta Sabbioni e il Lido. Sulla nave erano le uniche passeggere, pertanto il comandante dopo la prima fermata non avendole più viste avrebbe lanciato l’allarme. I loro corpi sono stati rinvenuti privi di vita dai sommozzatori dei vigili del fuoco nei pressi dell’isola del Mose, centro della Bocca di Porto.

Le due donne si chiamavano Bouchra e Sanae El Haoudi, 43 e 39 anni. Erano due sorelle di origine marocchine che da anni vivevano a Maghera. Sulla loro morte, la prima ipotesi è stata, e resta, quella del suicidio. Eppure, un’amica delle due non riesce a credere che abbiano potuto togliersi la vita.

Mano nella mano, così sarebbero stati rinvenuti i corpi di Bouchra e Sanae El Haoudi dai sommozzatori dei Vigli del Fuoco. Un dettaglio che rende ancor più drammatica e struggente la tragedia. Come in vita, così nell’atto della morte: le due sorelle erano fortemente unite. A parlare del rapporto tra le due, un’amica e connazionale di nome Naima. Quest’ultima dopo 20 anni trascorsi in Italia, riporta la redazione de Il Messaggero, ora vive in Inghilterra. È da oltre Manica che parla del suo passato e dei periodi felici trascorsi con Bouchra.

L’ho conosciuta nel 2006, lei era appena arrivata in Italia con il visto da studente – racconta Naima stando a quanto riporta Il Messaggero– io a quel tempo abitavo in via Cappuccina, e le avevo proposto di venire a casa mia, in cambio di un aiuto con le mie bambine“. Bouchra però aveva un’ottima conoscenza delle lingue, così Naima decise di presentarla al titolare dell’albergo in cui lavorava il marito. Ed è lì che la donna avrebbe trascorso poi come receptionist ben 14 anni. Nel frattempo, per sbarcare il lunario, svolgeva anche altri lavoretti saltuari. A gennaio, Naima racconta di aver sentito telefonicamente Bouchra, le cose andavano bene. Stava per ottenere la cittadinanza italiana, finalmente. Poi però, come una falce, è arrivato il Covid-19 e  Bouchra avrebbe perso alcuni dei suoi lavori. Sarebbe questo, riporta Il Messaggero, ad avviso degli inquirenti il possibile movente del probabile suicidio.

Il racconto di Naima prosegue. Qualche anno dopo Bouchra, sarebbe giunta in Italia anche Sanae, la sorella. Naima, riferisce stando a quanto riporta Il Messaggero, che il titolare dell’albergo in cui lavorava Bouchra sarebbe riuscito a trovare un impiego anche a lei, come cameriera. Ma lei amava l’arte e forse, questo resta un punto poco chiaro, non avrebbe mantenuto per molto tempo il lavoro. Ma di questo la sorella non gliene faceva una colpa, anzi. La proteggeva, anche agli occhi di Naima, che spesso biasimava il suo atteggiamento. Bouchra diceva che la sorella aveva il cuore dell’artista.

Naima rifiuta categoricamente l’ipotesi che le due donne si siano tolte la vita ed afferma: “Non può essere andata così, Bouchra era forte, era lei quella che trascinava gli altri. Ne aveva passate tante, e aveva sempre affrontato tutto a testa alta. È impossibile – riporta Il Messaggero– che abbia preso questa decisione, qualunque cosa possa esserle successo“.

“Erano positive al Covid-19”: le dichiarazioni del cugino

Nel giallo, si inseriscono anche le dichiarazioni di un cugino delle due donne stando a quanto riporta la redazione de Il Gazzettino. L’uomo avrebbe riferito agli inquirenti che le sorelle, nei giorni precedenti al suicidio, avevano inoltrato un messaggio alla propria madre per renderla edotta del fatto che fossero risultate positive al Covid-19. Una circostanza, però, tutta da verificare. Dai primi controlli non pare che le due figurassero nella lista delle persone contagiate a Venezia.

Gli inquirenti, riferisce la redazione de Il Gazzettino, ora vogliono ascoltare il cugino delle due donne, il quale vive in Marocco. Ciò per comprendere se questa circostanza, della positività al coronavirus, possa aver giocato un ruolo determinante nella morte delle due. O se la pista principale, quella riguardante la frustrazione di Bouchra per aver perso il lavoro, sia l’unica percorribile.

Purtroppo delle due donne, ora resta solo il ricordo. L’immagine finale di due sorelle unite anche nella morte. Due paia di scarpe sotto i sedili di un battello. yeslife

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