Pandemia, problema d’affrontare con gli strumenti della ragione

in Opinione

Di Luigi Cappelli

Affrontare il problema virus con gli slogan o gli hashtag (io sto a casa), ha fatto sì che la pandemia, da problema da affrontare con gli strumenti della ragione, venisse trasformata in un atto di fede e in una questione etica (io tutelo gli altri) e così c’è stata la rincorsa di tutti i moralisti a far vedere chi era più bravo e additare al pubblico ludibrio chi, pur rispettando le regole, provava a ragionare con la propria testa. Questa furia castigatrice e moralista fa sì che, a dispetto del fatto che il virus non si diffonda nell’aria, vengono additati come untori quelli che fanno una passeggiata in solitario o hanno la sfrontatezza di andare a correre, da soli e in zone totalmente isolate, mentre vengono esaltati come paladini della patria, quelli che si uccidono di dolci o di alcool, ma lo fanno standisene segregati nelle loro abitazioni. In realtà, il messaggio pericoloso che passa, è che colui che fa jogging in campagna è pericoloso a prescindere, perché si è permesso di mettere in discussione l’autorità e poco importa se, razionalmente, fa qualcosa che non mette in pericolo nessuno. In questo modo, viene meno il fondamento sul quale sono state costruite le società civili e democratiche. Lo Stato, infatti, per imporre le regole, deve attenersi a criteri di ragionevolezza e non fare affidamento sulla paura e il cittadino ha il dovere di vigilare, perché questo patto di civiltà venga sempre rispettato. Si dice che la salute dei cittadini deve prevalere su tutto (altro hashtag del momento), anche sulle questioni economiche – e questo é anche vero- ma se c’è una cosa che non può mai essere messa in discussione e deve essere sempre salvaguardata, è il principio di diritto naturale sul quale si fonda il patto sociale e sul quale sono state costruite le moderne democrazie. Non accorgersi di questo, anche in una situazione di emergenza o in un arco di tempo, si spera ridotto, come quello che stiamo vivendo, vuol dire rinunciare al ruolo attivo di garante della democrazia e delle libertà che ogni cittadino ha il diritto /dovere di esercitare.