Coronavirus, che estate sarà? L’infettivologo: «Niente mascherina in spiaggia, ma distanze obbligatorie»

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Coronavirus, l’estate è uno dei temi caldi del momento. Professore Roberto Cauda, direttore di Malattie infettive del Policlinico Universitario A. Gemelli Irccs di Roma, quest’anno gli italiani potranno andare in vacanza?
«Le previsioni non sono semplici da fare e in questo caso lo sono ancora di meno: anche nel meteo, lo dico sempre, si fanno a due o tre giorni, forse 5. Per l’emergenza da Covid-19 possiamo solo basarci sui modelli matematici».
Per ora che cosa ci dicono i modelli?
«Al momento disegnano una curva con il picco raggiunto in questi giorni, un dato confermato anche dall’Istituto superiore di sanità, e poi una progressiva discesa che potrebbe arrivare intorno a maggio. Ma anche i modelli matematici hanno i loro limiti».

Quali?
«Tengono conto dell’esistente quindi, se le persone non mantengono un atteggiamento responsabile e ad esempio fanno a far pasquetta fuori, salta tutto».
Per il periodo estivo, però, si tornerà in spiaggia?
«Certo non possiamo pensare alle spiagge affollate. Sarà importante capire che cosa avverrà in quella fase: come risponderà il virus al caldo? Finora ha circolato in un periodo freddo e l’auspicio è che, come altri coronavirus che conosciamo meglio, d’estate sia meno frequente».

Potrebbe sparire per l’estate?
«Non lo sappiamo. Ma sappiamo che esiste il rischio di una seconda ondata del virus: la diffusione dipenderà da quanta popolazione troverà suscettibile».
Quindi si andrà in spiaggia con la mascherina?
«La mascherina è importante laddove il distanziamento sociale sia dubbio, quindi nei luoghi chiusi. In spiaggia potrebbe non servire, se rispettiamo la distanza. Dobbiamo comunque continuare ad usarla per il futuro».ilmessaggero
Fino a quando?
«La mascherina chirurgica non ha una protezione assoluta per i virus in entrata ma ha un’enorme protezione del virus in uscita. Quindi potrebbe ridurre il rischio anche per un’eventuale seconda ondata di ottobre».

Parola d’ordine: responsabilità. Per poi arrivare alla tanto attesa fase2?
«Sì, abbiamo imparato a chiamarla così: si tratta del progressivo ritorno a una vita meno chiusa. Ma teniamo conto che sarà ancora più difficile».
Perché?
«Chiudere ha senza dubbio i suoi pesanti risvolti economici, sociali e psicologici. Ma ha anche una chiara comunicazione: è chiuso. La riapertura per gradi invece rischia di essere meno chiara. Il ritorno al lavoro, il sognato back to work, non sarà immediato. C’è una forte richiesta delle persone con oggettive difficoltà economiche ma dovremo essere in grado di bilanciare le necessità tra l’emergenza lavorativa e il rischio del baratro».

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