Coronavirus, si riducono le scorte di antimalarici. I ricercatori: aumentare la produzione

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3′ di letturaI farmaci antimalarici, quali clorochina e idrossiclorochina, sono tra le possibili terapie che si stanno sperimentando contro il Covid-19, ma le loro scorte limitate e il loro uso su questo nuovo fronte ne stanno già rendendo difficoltoso il reperimento per i malati reumatici che da tempo li impiegano con successo. Per questo bisogna aumentarne la produzione e garantirne l’approvvigionamento a livello globale.L’appello arriva da alcuni ricercatori italiani della Sapienza sulla rivista Annals of the Rheumatic Diseases. «Da giorni ci arrivano le chiamate di malati che non trovano più questi medicinali in farmacia. Per farvi fronte abbiamo consigliato di ridurre il dosaggio, ma non possono trovarsi senza, altrimenti rischiano di non tenere sotto controllo la malattia», spiega all’Ansa Fabrizio Conti, autore della lettera insieme a Francesca Romana Spinelli e Fulvia Ceccarelli. In particolare clorochina e idrossiclorochina sono usati per il trattamento del 70% dei malati con lupus eritematoso sistemico, e in misura minore l’artrite reumatoide e altri tipi di connettiviti. «Sono ben tollerati, soprattutto nei pazienti più giovani. Bisogna garantire questi farmaci per i malati reumatici già in cura, per cui già si sa che sono efficaci», continua Conti.L’efficacia degli antimalarici contro il Covid-19 sembra promettente, ma è ancora da confermare. «Quando è iniziata quest’epidemia, in Cina si è provato a usare questi farmaci, che avevano dato risultati promettenti negli studi di laboratorio fatti durante la Sars. Adesso altri studi fatti in vitro e su un numero limitato di pazienti hanno mostrato che possono bloccare la replicazione del virus in 6 giorni», prosegue Conti. Se la profilassi di massa fosse accettata come opzione a livello globale, a maggior ragione «va garantito un rifornimento adeguato di questi farmaci». Il sole 24ore