Coronavirus, Fontana e la lite con Roma: «Scorrettezze contro di noi. Eppure qui si fanno miracoli»

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«Non innesco mai io le polemiche, dall’inizio di questa crisi mi ci sono sempre trovato coinvolto. Ho dovuto correggere cose inesatte che sono state dette sulla sanità lombarda». Attilio Fontana liquida così l’argomento «polemiche politiche» in tempo di pandemia da coronavirus. Il presidente della Regione al centro dell’epidemia sa come attingere al repertorio di pragmatismo lombardo anche quando parla del rapporto con il governo, con la Protezione civile, con i sindaci di centrosinistra e con tutti quelli che in qualche modo muovono critiche alla sua gestione dell’emergenza. Ma da qualche giorno anche il prefisso «non voglio fare polemiche ma…» non compare più all’inizio di certe frasi forti. Lo scontro c’è e si vede. Presidente, lei e la sua giunta state usando toni più energici e polemici. Cosa sta succedendo?
«Ma no, io mi limito a replicare quando vengono fatte affermazioni non corrette nei confronti della nostra rete sanitaria che sta facendo autentici miracoli, grazie a persone che stanno dando l’anima giorno e notte senza mai rifiatare».

A quali scorrettezze si riferisce?
«Prima hanno detto che sono stati gestiti male gli ospedali, poi hanno puntato sulle forniture di mascherine. adesso arriva la lettera dai sindaci di centrosinistra con domande alle quali ho risposto non so quante volte, in videoconferenze e colloqui quotidiani. Allora mi viene il dubbio: o io mi esprimo in un italiano incomprensibile o questa lettera è un’iniziativa pretestuosamente politica».

Finora sono state soprattutto alcune figure secondarie del suo schieramento a ingaggiare polemiche con il governo e con le amministrazioni di centrosinistra. Vuole fare il poliziotto buono?
«No, guardi, proprio perché non avevo e continuo a non avere né tempo né interesse a fare polemiche, ho sempre cercato di lasciar perdere certe schermaglie fisiologiche. Ma non posso accettare che la sanità lombarda diventi il bersaglio di critiche infondate e pretestuose».

E lei cosa pensa dell’azione del governo, attraverso la Protezione civile, in questa crisi, che in Lombardia ha il suo epicentro?
«Penso che la Protezione civile ci ha aiutato meno di quanto ci aspettassimo».

Però lei ha sempre detto di avere una buona intesa con il ministro della Sanità Roberto Speranza.
«Lo confermo, dal punto di vista tecnico abbiamo una visione comune. Ma ho un buon rapporto anche con altri nel governo».

Molti dicono che il Veneto abbia gestito l’emergenza meglio della Lombardia.
«Ma non c’è paragone nei numeri. Il Veneto è stato investito da un temporale, noi da un uragano».

E cosa dice dei tamponi di massa e dei test sierologici?
«Calma: Primo per fare i tamponi a tutti i lombardi servirebbero due anni e mezzo. Secondo: quali esami sierologici di immunità? Persino la Cina ha ritirato certi kit che si sono rivelati non attendibili, e quindi pericolosi. Le nostre università stanno valutando diversi tipi di test e può stare certo che appena ne sarà individuato uno lo adotteremo all’istante». corriere