Coronavirus, ecco l’anticorpo che fermerà il Covid-19

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Il ricercatore italiano Davide Corti guida un’équipe svizzera: “Il sangue di ex malati di Sars ora apre la strada alla scoperta”

Davide Corti, 41 anni, biotecnologo lariano costretto a fuggire in Svizzera per trovare un lavoro dopo la laurea, guida l’équipe capace di identificare l’anticorpo che potrebbe fermare il coronavirus Covid-19, tant’è che l’azienda per cui lavora – la Humabs BioMed SA di Bellinzona acquisita tre anni fa dalla californiana Vir Biotechnology Vir Inc, gruppo quotato al Nasdaq – ha già avviato la produzione.

Da quanto ci lavorate?
“Dalle prime ore del mattino dell’11 gennaio scorso, mi arrivò una email dai colleghi americani con la sequenza del virus identificato alla fine del 2019 e per questo battezzato Covid-19”.

Come avete proceduto?
“Utilizzando la metodologia per l’isolamento di anticorpi monoclonali sviluppata anni fa dal professor Antonio Lanzavecchia, fondatore di Humabs BioMed. Abbiamo subito riscontrato che il Covid-19 era molto simile al virus della Sars. Così abbiamo lavorato sui linfociti, sangue di fatto, di soggetti che nel 2003 avevano contratto la Sars e da queste cellule abbiamo cosi identificato l’anticorpo”.

Come agisce un anticorpo?
“Pensiamo alle chiavi e alle serrature: l’anticorpo deve essere in grado legarsi al virus per sconfiggerlo e in questo caso l’anticorpo della Sars è stato in qualche modo il passpartout che ci ha permesso bersagliare anche il virus che causa la Covid-19, che è un parente stretto”.

Cos’è il virus invece?
“È un parassita: il suo obiettivo è replicare se stesso ma non lo può fare fare da solo, deve attaccare un organismo”.

L’ipotesi del doppio passaggio pipistrello-pangolino e da lì all’uomo è plausibile?
“Il virus pare si sia originato da un pipistrello, proprio come nel caso del Sars-CoV con un omologia dell’86%, con quello isolato nel pangolino andiamo a oltre il 90%”.

Covid-19 e Sars quindi sono simili?
“Entrambi sono della famiglia dei coronavirus, entrambi si insinuano nell’apparato respiratorio dell’uomo. Il Sars era più virulento ma non c’erano infezioni asintomatiche e quindi era più facile circoscrivere il focolaio. Con Covid-19 invece ci sono molti soggetti asintomatici che fungono da cavallo di Troia, tant’è che all’inizio il rischio è stato ampiamente sottovalutato e non sarà facile uscirne in tempi brevi. A breve però avremo un’arma in più, lo spero davvero”. quotidiano.net

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