Unione europea: la grande incompiuta

in Opinione

‘La democrazia è il peggiore sistema di governo fatta eccezione di tutti quelli sperimentati sino ad oggi’ questo celebre aforisma di Churchill serve a farci riflettere in merito alla necessità di avere sempre un grande equilibrio nell’emettere giudizi su fenomeni che impattano la gestione di sistemi complessi come una società civile.Oggi l’Unione europea vive una straordinaria contraddizione, da un lato viene continuamente criticata per l’inconsistenza nella capacità di governo per fronteggiare le grandi crisi economiche e sociali che caratterizzano il mondo globalizzato (migrazioni, pandemie, crisi finanziare ), dall’altro è, giustamente, considerata, con tutti i suoi limiti, l’eden della democrazia e dei diritti civili.E in questa paradossale contraddizione è il cuore del monito di Churchill che tutti dovrebbero sempre rammentare. L’unione, nata da una grande intuizione dei leader europei all’indomani della seconda guerra mondiale, è senza dubbio ‘una grande incompiuta’ che avrà bisogna ancora di alcuni decenni per conseguire un livello di reale unione, organicità ed efficienza nel funzionamento della sua ‘governance’.Il risveglio dei movimenti populisti e sovranisti in larga parte del mondo con i pericoli del risveglio di antichi malanni dell’umanità, non a caso ha da lungo tempo individuato nell’Unione uno dei suoi principali nemici. L’obiettivo è chiaro anche se suicida : tornare a un mondo regolato da confini ed egoismi nazionali ancora più stringenti di oggi in grado di regredire l’Europa alle logiche economiche e politiche prebelliche della prima metà del ‘900.In realtà l’ancora insufficiente organicità e solidarietà in tanti campi dell’Unione, è figlia da un lato dell’assenza di un tassello fondamentale che è l’elezione diretta da parte del popolo dei massimi organi dirigenti operativi ( i commissari ), dall’altro degli egoismi nazionali che hanno sempre centellinato, nel tempo, i compiti da delegare. E’ di tutta evidenza, ad esempio, che sino a quando non vi sarà una comune politica fiscale, all’interno dell’Unione, resteranno degli squilibri competitivi che finiranno sempre per alimentare polemiche facilmente strumentalizzabili da parte dei sovranisti. Ho citato le politiche fiscali ma sono numerosi i settori in cui ancora oggi l’Unione fatica a trovare delle linee organiche di azione ma potremmo menzionare, in queste giornate, anche la sanità, osservando l’ordine sparso con cui i singoli stati europei si sono mossi per fronteggiare la pandemia del coronavirus.La domanda che dobbiamo dunque porci è : in un mondo sempre più globalizzato e caratterizzato da una crescente influenza delle grandi aree/stati, potenze economiche finanziarie e belliche, è ancora plausibile la capacità di competizione democratica di singole nazioni della dimensione dell’Italia o della Germania ? La risposta dovrebbe essere ovvia.Tutti noi e soprattutto i nostri figli, grazie all’intuizione dei leader europei post bellici, hanno potuto beneficiare, in virtù della nascita dell’Unione, di oltre settant’anni di pace nell’area del mondo che per due millenni aveva registrato il maggior numero di guerre. Soprattutto i nostri figli grazie all’idea dell’Erasmus hanno potuto capire cosa significhi essere cittadini del proprio paese e cittadini anche di una nazione più grande che si chiama Europa facendo nascere così una nuova coscienza continentale che ha delle profonde radici culturali troppo spesso trascurate. In questi tempi resi affannosi dalle crisi economiche, migratorie e sanitarie che stanno sconvolgendo il mondo, capita di frequente di leggere sui ‘social’ riflessioni patriottiche tese a rivendicare primati culturali, richiamando i grandi ‘padri’ della propria storia nel campo del pensiero, delle lettere, delle arti in generale. Belle, commoventi considerazioni ed esercitazioni di grande retorica perché in realtà le radici dell’Europa sono molto più comuni di quanto si tenda a pensare. Nell’antichità la classe dirigente si recava in Grecia a fare i ‘master’ dell’epoca, così come nel corso del rinascimento si andava, soprattutto per alcune discipline, nelle università italiane ma anche in quelle tedesche, francesi o spagnole. E quello che è considerato come forse il più grande dei letterati anglosassoni, Shakespeare, è noto che abbia trovato ampia fonte di ispirazione per la costruzione della filosofia che pervade la sua opera da intellettuali monumentali come Montaigne e Giordano Bruno.Criticare l’Unione Europea, è, dunque, una cosa giusta purché si tenga sempre conto dell’importanza vitale di questa istituzione che è ancora molto giovane e necessita di saggie correzioni per farne sempre di più, come ha di recente scritto un grande intellettuale inglese del ‘remain’, McEwan, il ‘ luogo di democrazia più avanzato nel mondo’.Insomma, con tutti i suoi pregi e difetti, l’Unione Europea siamo noi stessi.Non dimentichiamolo mai!

Di Emanuele Ludovisi ( dirigente industria ) (Roma, 1952) completati gli studi classici ed economici entra nel mondo dell’industria arrivando a ricoprire incarichi di vertice in importanti aziende pubbliche, a partecipazione statale e private. In gioventù collabora a iniziative giornalistiche in campo teatrale e letterario