ALESSANDRO COSTA DOCENTE

IL NOSTRO NEMICO E’ SOLO UN VIRUS?

in Editoriale
ALESSANDRO COSTA DOCENTE

«di fronte allo scatenarsi del male, gli uomini, non sapendo cosa fare, smisero di rispettare sia il divino che l’umano. Vennero così sconvolti tutti gli usi osservati prima…».

Questo è quello che dice il grande storico greco Tucidide di quello che succedeva ai Greci 400 anni prima di Cristo, quando erano stati colpiti da una epidemia di peste.

Siamo certamente diversi da loro, e siamo certamente diversissimi anche fra noi. Un norvegese non assomiglia a un calabrese, a un marocchino o a un africano, e certamente un tedesco è diverso da un italiano, soprattutto da un italiano del sud. 

Guardiamo però ai nostri comportamenti. I politici di tutti i paesi hanno prima cercato di negare il problema –la peste non esiste- poi hanno dovuto accorgersene e solo con ritardo stanno facendo tutti le stesse cose. Anzi, più i paesi avevano poteri politici molto concentrati, più la negazione della realtà è stata dura a morire. 

Le persone, da parte loro, hanno prima cercato di far finta di niente, poi hanno assalito i supermercati. Forse siamo diversi ma ci comportiamo sempre allo stesso modo dinnanzi alle grandi crisi: ognuno tenta di pensare per se “Io speriamo che me la cavo”.

Molti politici e molte comunità hanno seriamente pensato di chiudersi nelle loro verdi valli.

Anche se non ricordo chi lo aveva scritto, avevo letto un bellissimo racconto: durante le guerre medievali in Europa, ed in particolare quelle di religione, gli abitanti di una valle molto isolata pensarono di chiudere le porte per mettersi al sicuro dai massacri che li circondavano. 

Una ragazza del villaggio trovò però in una stradina di campagna un giovane soldato che giaceva a terra ferito. Lei non riuscì a lasciarlo morire e lo portò nel villaggio. I compagni di quel soldato si misero a cercarlo e alla fine una squadra entrò nella verde valle ed essa divenne rossa di sangue, come tutto il resto del mondo. 

Abbiamo cercato di chiudere i cancelli di fronte ai migranti, ma sappiamo bene che non ha funzionato. Oggi con la globalizzazione le frontiere non ci sono più, né per gli esseri umani né per i virus.

I grandi politici e i grandi intellettuali -quelli con una visione- avevano capito che i disastri dei conflitti avrebbero potuto essere evitati soltanto con una collaborazione internazionale, attraverso istituzioni che permettessero agli stati di parlarsi sempre e di lavorare insieme. Così nacquero la società delle Nazioni, tra le due guerre mondiali, l’ONU, e l’Unione Europea. Anzi negli anni che seguirono la seconda guerra mondiale vennero create anche istituzioni speciali destinate alla collaborazione internazionale sui grandi temi come l’OMS per difendere la salute, l’UNIDO per promuovere lo sviluppo industriale, l’UNDP per aiutare lo sviluppo dei più poveri, e molte altre per la meteorologia, la cultura, le telecomunicazioni ecc. 

E’ vero, molte di queste istituzioni si sono ammalate di burocrazia ed inefficienza e hanno cominciato ad essere oggetto di critiche: troppi soldi sprecati, troppo pochi risultati. Molti in Europa se la sono presa anche con l’Unione Europea: euro burocrati lontani e insensibili, paesi più potenti che imponevano la rotta senza badare alle sofferenze dei più poveri, come la Grecia per esempio. Non mancano i giusti rimproveri ad una unione europea che non affronta con compattezza la crisi del Coronavirus. La UE e le istituzioni internazionali sono trattate come degli esseri venuti da chissà quali mondi. Nessuno, o pochi ci fanno notare che esse sono il risultato dei nostri paesi, dei politici che noi abbiamo eletto. Se queste istituzioni non hanno fatto quello che ci si attendeva da loro, è perché i nostri politici –eletti da noi- non gliene hanno dato il potere e la forza. I soliti uomini dei media e i molti intellettuali –quelli della cricca che anima i media e la tv- dicono che l’Unione Europea, o saprà gestire la crisi o rischierà il disfacimento. Non aggiungono però che l’Unione Europea sono i nostri politici, e che spetta a loro  renderla  credibile ed efficace.

Coloro che criticano l’Euro dovrebbero ricordare agli italiani che, con la nostra situazione economica e il nostro debito pubblico, se non fossimo coperti dalla BCE che difende l’Euro, avremmo soltanto una liretta, e un kg di pane costerebbe un milione e mezzo di lire. Come successe ai tedeschi durante la Repubblica di Weimar, ed è successo più recentemente ai Turchi e agli Argentini.

Tucidide era famoso per la sua incredibile capacità di sintesi. E cosa ci dice? Che le grandi crisi rischiano di buttare all’aria i diritti e le istituzioni che regolano la nostra società.

Tucidide non ci parla del dolore e della morte degli esseri umani ma si preoccupa di quello che potrebbe succedere ai valori e alle istituzioni che un popolo aveva faticosamente acquisito. 

Allora il disastro andrebbe ben oltre le bare, ma pregiudicherebbe la società nella quale i nostri figli dovrebbero vivere, riportando la loro vita indietro di secoli. 

La collaborazione globale è una scelta per salvare le vite, ma è essenziale per conservare le società democratiche che ci hanno garantito sviluppo e dignità negli ultimi 70 anni.

Alessandro Costa

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