Coronavirus Conte: si può fare di più.

in Editoriale

Toc Toc. Perché non c’è nessuno al timone?
L’emergenza è una criticità imprevista; qualsiasi emergenza non solo quella che stiamo vivendo: un realizzarsi di una situazione che richiede una risposta immediata e, successivamente, interventi che ripristinino la normalità. Ma già “successivamente” è riferito a quando l’emergenza sfuma perché “governata” e portata a una soluzione.
Già, “governata”. Da chi ne ha la responsabilità piena. Chi governa, lapalissiano.
L’emergenza non ha mai un tema unico, ma ha sempre – con maggiori o minori conseguenze e intensità – un effetto domino o un coinvolgimento inevitabile anche contemporaneo di tanti settori della società. Richiede proprio per questo un attacco frontale, deciso, con tutte le forze, con consapevolezza di dover lottare su una fronte ampia.
Essendo ridotte al minimo le possibilità di prevenire, occorre sviluppare al massimo reazione e contenimento. Il Governo, nelle situazioni di emergenza, non ha e non deve avere colore politico, posizioni e visioni politiche, rispetto a possibili conseguenze differenti, di gradimento o elettorali, interessi questi diversi dal contenere e risolvere l’emergenza. E per questo inaccettabili e ingiustificabili.
E anche le altre forze politiche, le associazioni, le confederazioni e parti sociali, a questa situazione devono cedere quasi integralmente il loro individualismo, adatto alla normalità, deleterio nell’emergenza.
Per tutta questa serie di ragioni l’epidemia in atto non si può concretizzare solo, come avviene, in constatare con aria afflitta l’entrare e uscire dagli ospedali di migliaia di cittadini, fare la conta di contagiati e morti, fare decreti come fosse semplice e sterile burocrazia, prendere atto del crollo dell’economia e apparire in televisione come se dire o fare queste cose renda assolto il compito.
È una critica chiara questa, senza sconti e senza pietà. Una critica diretta e dimostrabile nei fatti a una gestione, a un “governare”, inefficace e improvvisata, che si muove per passi successivi, guidata (anzi trascinata) dagli eventi. Cui viene data risposta superficiale. Lo dimostrano i dati e i risultati, gravemente insufficienti a oggi raggiunti.
Sarebbe sterile riepilogare le reazioni iniziali, i pranzi dei politici al ristorante cinese, le battute sciocche dei leader di Governo rispetto a uno sviluppo degli eventi incalzante e completamente sottovalutato. Gli inviti a uscire e vivere, tra aperitivi e gruppi di amici. Preoccupanti anche, uscendo solo un momento dall’ambito oggetto di questo articolo, ovvero quello della risposta politica, le posizioni differenti, anche diametralmente, di virologi, improvvisamente assurti a star televisive e battibeccanti con opinioni scientifiche che contribuivano solo ad accrescere la confusione, anche dei decisori politici. Scusate per il “decisori”, mi è scappato. Torniamo a loro.
Nella mia esperienza le strutture organizzative di cui ho fatto parte funzionavano e conseguivano gli obiettivi quando ogni elemento faceva la sua parte, in coordinamento, certo, ma per aree ben definite. Quando un Capo, per timore o insicurezza, o per poca esperienza e ancor minore iniziativa, decideva di entrare nella sostanza nelle aree di responsabilità dei dipendenti, la struttura traballava. E lo fanno i Capi che non sanno fare i Capi, e cercano collocazione nel livello dove in qualche modo pensano di poter dire qualcosa. Quando ciò diventava la regola la struttura smetteva di funzionare e di raggiungere gli obiettivi. E nessuno aveva la colpa di nulla, le responsabilità divenivano torbide e difficili da individuare e l’insicurezza diventava elemento dominante.
Andiamo al sodo. Abbiamo un Sistema Sanitario di eccellenza, medici e sanitari preparati e capaci. E motivati. Siamo orgogliosi di un Dipartimento della Protezione Civile forse unico al mondo, per competenza e preparazione. Le nostre Forze dell’Ordine, tra le peggio retribuite e garantite al mondo, sono però tra le più efficienti e devote. Ognuno sa fare il suo. Deve ricevere un indirizzo politico, certo. Ma solo quello.
Cosa è successo invece, saltando a pie pari quanto già detto rispetto alla sottovalutazione iniziale? Il Presidente del Consiglio, inconsapevole di quale immagine di debolezza stesse dando (alla popolazione, all’Europa, ai Mercati, a tutti), lasciata la giacca e cravatta e indossando il maglioncino di renziana memoria, quello dell’uomo qualunque, con aria afflitta si presentava al posto del Capo della Protezione Civile, a parlare in mondovisione. Forse un unico intervento ci poteva anche stare, perdonabile data l’esigenza di influire su sondaggi disastrosi, ma almeno dando un quadro del proprio livello di dettaglio e, poi, lasciando il campo a chi di competenza.
E invece, ciò si è ripetuto in continuazione, con un protagonismo e presenzialismo deleterio e invadente, trasmettendo immagini preoccupanti e al contempo poco chiare. Dando solo aggiornamenti numerici e geografici che non competono alla figura del Premier. Troppa influenza nei comportamenti dalle tensioni politiche, forse anche avendo percepito opportunità di recupero sondaggistico in una emergenza così grave. Ma voglio che sia un pensare male, che non sia così. E qui l’esecutivo (one man show) entra nel dramma, iniziando un insieme di produzioni cartacee in veste di Decreti, sempre diversi e sempre meno efficaci, decisioni balbettanti che rincorrevano sempre e mai prevenivano l’evoluzione della situazione. Contemporaneamente si assisteva alla sparizione dell’intero Governo, teoricamente riunito solo nei CDM, mai in tiro e presente sulle precipue responsabilità. Ma forse è meglio così, piuttosto che aggiungere confusione a confusione.
Un problema complesso, caro Presidente del Consiglio, si affronta come un flow chart, e si parte valutando e assumendo decisioni per la peggiore delle ipotesi, non per la migliore e più semplice. Si analizzano i differenti sviluppi e le conseguenti riposte, proprio come in un flow chart. C’è sempre tempo per ritirare parte delle Truppe, se il nemico si dimostra non così forte, ma non si rischia già in partenza di farsi travolgere e superare.
Una situazione come questa, inoltre, richiede un fronte comune, maggioranza e opposizione, ascoltando tutti, poi evidentemente decidendo soli, come da piena responsabilità di governo. Non avete memoria, e purtroppo neppure scuola politica, per ricordare il fronte comune degli anni 80, tanto derisi e malgiudicati, quando di fronte alla violenza del terrorismo politici di ben altra statura non avevano dubbi circa il loro ruolo e l’esigenza di compattezza. Ma è un paragone irrispettoso.
Un ultimo commento, quasi un grido disperato ormai: basta impostazioni negative a premessa di qualsiasi decisione. Basta elenchi infiniti di cosa NON fare, in assenza di capacità di indicare COSA fare. Solo divieti, ma la situazione chiede scelte positive, COSA FARE non solo COSA NON FARE. Perché forse proprio da questo atteggiamento arrendevole e poco attivo prende esempio, inguardabile ma con un ruolo, purtroppo importante, quel personaggio miracolato quanto di poco spessore, “franco-tedesco” non a caso, che presiede la BCE. Da questo approccio negativo la sua fortunata frase. “NON siamo qui per controllare lo spread”. Già, preso atto, dica per COSA È LI, se lo sa.
DB

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