Coronavirus, il Medio Oriente supera i 10 mila casi

in Esteri

Il 90 per cento in Iran ma anche nel Golfo si impennano. La Turchia ne registra solo uno

La diffusione del Covid-19 ha subito una brusca accelerata fra ieri e oggi anche in Medio Oriente. I casi totali hanno superato gli 11 mila, il 90 per cento in Iran, ma anche Qatar e Bahrein sono colpiti duramente in rapporto alla popolazione. Tutti i Paesi hanno preso misure simili a quelle dell’Italia e si sono di fatto isolati dal mondo esterno, con stop ai voli per la maggior parte delle destinazioni e controlli sempre più rigidi alle frontiere terrestri. La situazione più grave resta quella iraniana, con il governo che ha chiesto aiuti per 5 miliardi di dollari al Fondo monetario internazionale e l’invio di materiale medico.

L’Iran chiede aiuto all’Fmi
Secondo i dati diffusi dal ministero della Saluta risultano 10.075 casi di infezione, con 429 morti. La curva continua a impennarsi. Alcuni ritengono che le cifre reali siano molto alte. Questo perché Teheran ha imposto misure restrittive con ritardo, non ha decretato zone rosse, lasciato la gente libera di circolare da provincia a provincia. La guida suprema Khamenei ha però rinunciato alle celebrazioni per il nuovo anno persiano e le manifestazioni pubbliche sono state ridotte. Immagini trafugate dall’obitorio di Qom mostrano decine di cadaveri chiusi in sacchi neri, in attesa degli esami per capire se sono vittime del Covid-19. Il sistema sanitario, seppure di discreto livello, è indebolito dalla sanzioni americane. Mancano equipaggiamenti di protezione e medicinali. Il virus ha colpito anche la dirigenza, sono deceduti una parlamentare e un consigliere di Khamenei, il viceministro della Salute si è ammalato.

Israele a quota cento
Con 28 nuovi contagi in 24 ore, la curva accelera anche in Israele, dove il totale degli infettati è salito a cento, una quota critica. Alcuni ammalati tornavano dalla Germania, altri dalla Spagna, alcuni sono focolai locali. Due sono in gravi condizioni, 91 sono ricoverati, quattro sono guariti. Netanyahu ha proibito tutti i raduni con più di 100 persone, bloccato i voli dai Paesi più a rischio, messo in quarantena chiunque entri nel Paese dall’estero. In arrivo misure anche per i locali pubblici se i contagi continueranno ad aumentare.

Per il Libano una crisi dopo l’altra
Questa mattina c’è stato il terzo decesso, i casi accertati sono saliti a 66. Oggi gran parte di ristoranti e bar sono chiusi, per iniziativa però delle associazioni di categoria, non del governo. I cittadini libanesi in Paesi ad alto contagio, come l’Italia, hanno quattro giorni per tornare, poi tutti i voli saranno sospesi. Il panico ha spinto la gente ad assaltare i supermercati. Ci sono ancora falle nel sistema, dieci medici e infermieri dell’ospedale Notre-Dame des Secours sono stati infettati da un paziente non diagnosticato in tempo. Il personale medico dell’ospedale Rafik Hariri, la prima linea contro il virus, è sceso in sciopero per le condizioni di lavoro, senza sufficienti precauzioni. Presto il Paese dei Cedri potrebbe trovarsi ne guai perché i reparti di terapia intensiva negli ospedali pubblici hanno pochi posti. Il grosso della sanità è privata e il governo ha chiesto alle cliniche di rendersi disponibili al ricovero dei malati di Covid-19. Ma i privati sono poco propensi ad accettare. La crisi del coronavirus si innesta poi su quella finanziario, con Beirut che per la prima volta nella sua storia non è riuscita a ripagare una tranche del debito pubblico e si avvia al default.

Arabia, tre giorni di tempo per tornare in patria
Riad ha adottato invece subito una linea alla cinese, chiuso i voli con i Paesi a rischio e poi anche i confini con gli Stati del Golfo. I casi però sono raddoppiati questa mattina a 45. Riad ha dato 3 giorni ai suoi cittadini all’estero per tornare in patria, poi bloccherà tutti i collegamenti con Europa e gran parte dell’Asia. Anche il confine con la Giordania è stato chiuso. Le province sciite dell’Est sono sotto stretta sorveglianza, perché si temono ritorni non controllati di pellegrini dall’Iran. Sono previste multe da 120 mila euro a chi nasconde le sue condizioni di salute, tipo febbre, al ritorno dall’estero. Nel Golfo più a rischio il Qatar, che ha preso misure blande e ha visto ieri i casi triplicare a 262. In Bahrein sono 178, anche per la importante comunità sciita, il 70 per cento della popolazione, che viaggia spesso in Iran per visitare le città sante.

In Turchia un solo caso
Ankara ha chiuso già da tre settimane le frontiere terrestri con l’Iran e limitato i collegamenti aerei con tutti i Paesi più colpiti. Ieri è stato registrato il primo caso, a Istanbul, una persona di ritorno dall’Europa. La linea dura avrà però un impatto devastante sul turismo, il 13 per cento dell’economia turca. Stesso discorso per l’Egitto, che ha visto finora un numero limitato di casi, 67, in rapporto a una popolazione di 100 milioni. Ma è stata colpita una nave da crociera sul Nilo, mentre un turista tedesco è morto in ospedale nella città sul Mar Rosso di Hurghada. Anche qui l’impatto sul settore turistico rischia di essere pesantissimo. Lastampa.it

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