Tunisia: il terrorismo torna a colpire il paese culla della primavera araba

in Esteri

Il terrorismo di matrice islamista torna a colpire la Tunisia, l’unica democrazia sopravvissuta ai moti della primavera araba del 2011. Un attentato suicida è avvenuto all’esterno dell’ambasciata degli Stati Uniti nella capitale Tunisi. Una fonte della sicurezza tunisina ha riferito ad “Agenzia Nova” che un agente della sicurezza è morto e almeno quattro sono rimasti feriti nell’esplosione. Negli ultimi minuti è emerso anche come a bordo della moto saltata in aria davanti a uno degli ingressi della sede diplomatica vi fossero due attentatori. Questi ultimi, muniti di giubbotti esplosivi, si sarebbero avvicinati a una pattuglia della polizia fingendo di dover chiedere informazioni. Nel frattempo l’ambasciata statunitense ha diramato una nota per chiedere ai cittadini di tenersi alla larga dal luogo dell’attacco. L’attentato al momento non è stato ancora rivendicato, ma avviene a pochi giorni dalla morte del più influente jihadista della Tunisia, Seifallah ben Hassine, confermata dall’emiro di al Qaeda nel Maghreb islamico (Aqmi), Abdelmalek Droukdel, in un messaggio audio. Fondatore di Ansar al Sharia, Seifallah ben Hassine noto anche con il nome di battaglia di Abu Iyadh ed era considerato la mente dietro diversi attacchi terroristici e omicidi politici. Formatosi all’interno del Movimento della tendenza islamica (Mti), antenato di Ennahda, Seifallah si distinse durante la guerra in Afghanistan, dove conobbe Osama bin Laden e fondò il Gruppo di combattimento tunisino (Gct). La morte del leader jihadista era stata già più volte annunciata negli scorsi anni, ma non era mai stata confermata da al Qaeda.

Quello di oggi è il più grave attacco dallo scorso 27 giugno 2019, quando tre attentati avevano colpito il paese rivierasco: due kamikaze – un uomo e una donna – erano entrati in azione nel centro della capitale Tunisi, mentre un commando aveva attaccato un’infrastruttura di teletrasmissione protette dai militari sul Monte Orbata, nel governatorato di Gafsa, circa 360 chilometri a sud-est della capitale. In quello stesso giorno il presidente della Repubblica, Beji Caid Essebsi, 92 anni, era stato colto da un grave malore che lo avrebbe poi portato alla morte il successivo 25 luglio. La storia recente della Tunisia post-2011 è costellata di attentati. Nall’ottobre del 2018, una donna si è fatta esplodere sulla Avenue Habib Bourguiba, provocando circa 20 feriti, in gran parte agenti di polizia. L’8 luglio del 2018, sei membri delle forze di sicurezza tunisine sono morti in seguito a un attentato terroristico contro un convoglio della Guardia nazionale tunisina nel governatorato di Jendouba, al confine con l’Algeria.

Nel marzo del 2016, lo Stato islamico era quasi riuscito a instaurare una sua “provincia” nei territori tunisini al confine con la Libia. La città meridionale di Ben Guerdane fu attaccata tre anni fa da parte di gruppi armati dell’Is che tentarono di prendere il controllo di strutture militari e civili. La battaglia durata ben due giorni portò alla morte di 18 civili e membri delle Forze armate; altre nove persone vennero ferite; i terroristi uccisi furono 35 mentre altri sette sono vennero arrestati. Nel 2015 la Tunisia è stata colpita da tre gravissimi attentati terroristici rivendicati dallo Stato islamico. Il primo è avvenuto il 18 marzo dello scorso anno al Museo del Bardo di Tunisi ed è costato la vita a 24 persone (tra cui quattro turisti italiani). Il secondo si è verificato il 26 giugno scorso sulla spiaggia di Sousse (Susa) con 38 turisti stranieri morti, di cui 30 di nazionalità britannica. Il terzo è avvenuto il 24 novembre del 2015 contro un bus della guardia di sicurezza presidenziale, in cui sono morte 12 persone. L’8 luglio del 2018, sei membri delle forze di sicurezza tunisine sono morti in seguito a un attentato terroristico contro un convoglio della Guardia nazionale tunisina nel governatorato di Jendouba, al confine con l’Algeria.

Nel 2015 la Tunisia è stata colpita da tre gravi attentati terroristici rivendicati dallo Stato islamico. Il primo è avvenuto il 18 marzo dello scorso anno al Museo del Bardo di Tunisi ed è costato la vita a 24 persone (tra cui quattro turisti italiani). Il secondo si è verificato il 26 giugno scorso sulla spiaggia di Sousse (Susa) con 38 turisti stranieri morti, di cui 30 di nazionalità britannica. Il terzo è avvenuto il 24 novembre del 2015 contro un bus della guardia di sicurezza presidenziale, in cui sono morte 12 persone. Più recentemente, l’8 luglio del 2018, sei membri delle forze di sicurezza tunisine sono morti in seguito a un attentato terroristico contro un convoglio della Guardia nazionale tunisina nel governatorato di Jendouba, al confine con l’Algeria.  agenzianova

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