Erdogan in Siria fa l’interesse dei Fratelli Musulmani

in Editoriale/Esteri

di Souad Sbai

È molto rivelatrice l’ultima avventura militare di Erdogan in Siria, con tutte le sue gravi ricadute, compresi i profughi indirizzati all’Europa. Il “sultano” affianca milizie inquadrate in organizzazioni legate ai Fratelli Musulmani, o anche più radicali. E non fa mistero di usare la Siria come terreno di espansione dell’islamismo.

Per chi ancora non avesse capito chi è Recep Tayyip Erdogan, la crisi scoppiata a Idlib, l’ennesima nell’ambito guerra civile in Siria, e le sue ricadute offrono una nitida rappresentazione della vera natura del sultano-dittatore turco e delle politiche che continua pervicacemente a perseguire.

Subito dopo l’uccisione dei 34 militari ad opera dell’aviazione siriana, avvenuta la sera di giovedì 27 febbraio, la macchina della propaganda legata al governo e al partito fondamentalista di Erdogan, l’AKP, si è messa in moto per divulgare una lettura dell’accaduto che distorce senza ritegno la realtà dei fatti. I giornali, le televisioni e i social media di regime, hanno equiparato i soldati rimasti uccisi a “martiri” nobilmente caduti mentre combattevano per proteggere l’inerme popolazione della provincia di Idlib, circa 3 milioni di persone, dalla ferocia dell’esercito di Bashar Al Assad. Sulla ferocia di quest’ultimo, e sul suo disinteresse per la vita dei civili e per il diritto internazionale umanitario, non vi è alcun dubbio. Tuttavia, come hanno osservato fonti ufficiali dalla Russia, che appoggia militarmente e politicamente il governo di Damasco, i militari turchi si trovavano “in mezzo ai terroristi” e per questo sono stati colpiti da Assad. 

Non è un segreto che sono migliaia le truppe turche schierate a Idlib e dintorni a sostegno di svariati gruppi ribelli, a cui oggi resta il controllo del 40 percento dell’area, dopo che ne hanno perso più della metà in seguito alla contro-offensiva avviata da Damasco alla metà di dicembre. Ma di quali ribelli si tratta? Tracce di ribelli “moderati”, riconducibili al Free Syrian Army, sono ancora rilevabili tra i 30-40 mila combattenti anti-Assad, ma la loro quasi totalità è composta da miliziani appartenenti a gruppi estremisti legati ai Fratelli Musulmani, il movimento transnazionale islamista che ha da decenni in Idlib una delle sue principali roccaforti in Siria.  Tali gruppi beneficiano dei missili anti-carro e anti-aerei, dei blindati e del supporto dell’artiglieria di Ankara. Inoltre, operano in coordinamento con il potente Jabhat Fatah Al Sham, noto fino al 2016 come Jabhat Al Nusra o Al Nusra Front, quando era inserito nella lista nera delle organizzazioni terroristiche come costola siriana di Al Qaeda.

Non stupisce che le migliaia di jihadisti che la Turchia ha spostato di recente dalla Siria alla Libia provengano appunto da Idlib. Mentre è tra i ranghi di questi estremisti che si annidavano i soldati “martirizzati” il 27 febbraio.

PER LEGGERE L’ARTICOLO COMPLETO CLICCA QUI

Ultime da Editoriale

Vai a Inizio pagina