Alle superiori. Non si studia Lepanto.

in Opinione

di D. B.

Un’emergenza supera e sostanzialmente relega tra le cose ovvie e di colpo non più urgenti l’altra. Novello “chiodo scaccia chiodo”, la crisi libica ha relegato nell’ordinario crisi politica ed economica; il coronavirus ha fatto a sua volta sparire dalle notizie la crisi libica, di colpo riaccesasi perché in realtà mai interrotta da un inattuato e inattuabile cessate il fuoco, o tregua che dir si voglia. Ora d’improvviso, approfittando di una stasi ridotta a conta numerica di morti e infetti, riemerge a dar colore a notiziari troppo lineari e monocromatici lo scontro libico, con i suoi fomentatori/sostenitori esterni. E fin qui, si dirà, opportuno riparlarne. Ancor più opportuno, anzi necessario, registrare la totale inefficacia dei cosiddetti accordi di cessate il fuoco, magari per riprendere il tutto alla mano e, come comunità internazionale preoccupata, studiare e attuare misure necessariamente più incisive. E invece… Di fronte al più che reale e continuo invio di armi e materiale bellico, oltre che di vera e propria partecipazione attiva con uomini e mezzi, da parte della Turchia sostenitrice di Haftar, esce dal cilindro l’opzione blocco navale (fornitura, vendita..non contrabbando, da notare bene la differenza). Evidente, e oramai dimostrato, che per far carriera è raggiungere insperati vertici non serve aver studiato né studiare, e ce ne facciamo una ragione sperando che collaboratori tecnici di esperienza sappiano mediare l’inadeguatezza del politico, correggendo e sopperendo. Ma ora si parla di confronto a livello continentale, pura politica, decisioni e conseguenze delle stesse. E allora, prima di parlare, i liceali Di Maio e Crimi, il consulente assicurativo Guerini e l’odontotecnico Zingaretti, potrebbero iniziare a studiare e, cosi facendo, senza neppure arrivare a pagina 2, apprendere che un blocco navale è un atto di guerra. Continuando a sfogliare il bignami troverebbero l’elenco dei Paesi aderenti alla NATO scoprendo, non certo senza sorpresa, che c’è anche la Turchia. Lavorando di immaginazione, a questo punto, sia pure con le evidenti limitazioni oggettive, potrebbero anche arrivare a pensare che una nave da trasporto carica di armamenti, mezzi militari, artiglierie, granate, munizioni, esplosivi e, non ultimi, soldati, difficilmente farebbe il tour del mediterraneo senza almeno una nave da guerra di scorta. O no? E ora, con un piccolo scenario come questo davanti, memori del blocco navale in adriatico che costò la vita a tanti albanesi e la carriera al comandante della Sibilla, più o meno a conoscenza della irrealizzabilita’ (auspicabile almeno) di uno scontro navale tra unità di paesi della stessa alleanza, come si può farneticare riproponendo una ulteriore non soluzione dopo l’inattuato cessate il fuoco? Come si può parlare con leggerezza di atti di guerra fini a sé stessi, foglia di fico della incapacità risolutoria dei livelli politici. Dietro a queste boutade, e lo dico con dispiacere e preoccupazione, non c’è solo l’ignoranza e la scarsa visione, ma ancor più l’arroganza nel non porre rimedio all’ignoranza studiando, o l’umiltà di farsi ben consigliare da esperti, che nel nostro paese non mancano. Chissà, magari se è un Bignami serio potrebbero anche trovarvi traccia della battaglia di Lepanto, interessante lettura a cinque secoli di distanza.