Qatar, i prossimi Mondiali nel Paese degli orrori

in Editoriale

di Souad Sbai

L’attenzione internazionale sul Qatar per i misfatti compiuti dagli emiri Al Thani e i loro congiunti continua a crescere esponenzialmente. Nel giro di una settimana, sono infatti piovute alla corte di Doha nuove gravi accuse di violazioni dei diritti umani e corruzione. A cominciare è stato l’Economist, che ha dedicato un ampio servizio alla repressione dell’opposizione interna.

Nel regime di Al Jazeera, nota la celebre rivista, la libertà d’espressione e di stampa è in vigore solo quando si tratta di criticare altri paesi. D’altro canto, giornalisti, accademici e intellettuali perdono il lavoro e vengono arrestati se osano criticare il regime. Consapevole che la pentola del dissenso è più che mai in ebollizione, l’emiro Tamim sta tappezzando ogni angolo del Qatar con sue raffigurazioni come fosse un novello Saddam Hussein, dice l’Economist, pensando in tal modo di rafforzare la presa sul Paese. Ma Tamim sa anche che l’ubiquità della propria immagine non è in grado di placare l’esasperazione nei confronti delle politiche attuate prima dal padre Hamad e da lui fedelmente proseguite, che hanno trasformato il piccolo emirato in uno “stato canaglia” esportatore di caos ed estremismo.

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