L’ex brigatista Etro: «Mi hanno tolto il reddito di cittadinanza. Meglio tornare in carcere»

in Cronaca/Politica

Raimondo Etro non smette di far parlare di sé. Ora si lamenta che gli hanno tolto il Reddito di cittadinanza. L’ex brigatista rosso, condannato a 20 anni e sei mesi per concorso nel sequestro e nell’assassinio di Aldo Moro e delle sua scorta, oggi ha 63 anni. Uscito di prigione, Etro l’anno scorso aveva chiesto e ottenuto il Reddito di cittadinanza. Un caso che fece scalpore. Ora, pochi giorni dopo essere tornato alla ribalta facendosi cacciare da Massimo Giletti dagli studi televisivi di «Non è l’Arena» per alcune frasi incredibili («meglio avere le mani sporche di sangue che di acqua, ma almeno provarci»), Etro ha fatto sapere che l’Inps gli ha revocato il sussidio di povertà. Anche se, come spiega lo stesso ex brigatista, la decisione è precedente a questo ultimo episodio, dato che il Reddito gli è stato bloccato lo scorso gennaio.

Norme discusse

Decisione di cui Etro si lamenta. Secondo lui, infatti, sarebbe stata dettata da mere ragioni «burocratiche» (la mancata comunicazione di un cambio di residenza) mentre i 780 euro al mese che prendeva gli erano indispensabili per vivere («pago 800 euro solo di affitto e sono invalido al 67 %»). Al punto che, sostiene Etro in un’intervista a Tpi.it, «mi sono dichiarato colpevole alla Guardia di Finanza» per «essere giudicato subito» e tornare in carcere, «l’unico modo per sopravvivere». Nonostante sul caso Etro e su altri casi di condannati per reati gravi che percepiscono il Reddito di cittadinanza siano stati presentati in Parlamento emendamenti a provvedimenti di legge e interrogazioni al governo, la normativa non è stata cambiata. Sono esclusi dalla possibilità di presentare la domanda per il sussidio solo coloro che sono stati condannati definitivamente per reati gravi nei dieci anni precedenti. Se la condanna è più vecchia non c’è problema. Il richiedente il beneficio, dice l’articolo 2 del decreto legge 4 del 2019, non deve essere sottoposto a misura cautelare personale, anche adottata a seguito di convalida dell’arresto o del fermo, o aver riportato condanne definitive, intervenute nei dieci anni precedenti la richiesta, per determinati reati, tra i quali quelli di terrorismo e mafia. Corriere