“MACRON DICHIARA GUERRA ALL’ ISLAM POLITICO”

in Opinione

di Francesca Musacchio

Macron dichiara guerra all’Islam francese. A quell’Islam politico che nel paese ha conquistato terreno, forse grazie alla democrazia e alla tolleranza che hanno permesso l’espansione incondizionata di un modello sociale e civile distante dai valori occidentali. Ora, dunque, la Francia vuole riprendersi quegli spazi, quei territori finiti nelle mani del radicalismo islamico.

L’enfant prodige della politica parigina si è reso conto, non sappiamo quanto improvvisamente, di avere un problema in casa. Un problema molto grande che si chiama appunto radicalismo islamico. Ma i francesi preferiscono chiamarlo separatismo islamico, cioè quella separazione dalla Repubblica (e quindi dai sui valori e dalle sue leggi) che i musulmani stanno operando da anni nei territori in cui vivono. Il presidente francese, già a novembre aveva parlato del problema spiegando che in alcune comunità, in alcuni quartieri del Paese è in corso da tempo un progetto di separazione della Repubblica. Una realtà, ha aggiunto, che si traduce ad esempio nella richiesta di orari riservati alle donne per l’utilizzo delle piscine e pressioni esercitate su alcuni servizi pubblici a favore delle esigenze dei musulmani in termini religiosi, e quindi ideologici.

Le Figaro oggi dedica la sua apertura proprio a questo tema e al piano che l’Eliseo avrebbe in mente per “riconquistare” quei territori presi dall’Islam anche attraverso il finanziamento che arriva da Stati esteri. Diversi Ministri del governo guidato da Macron sono al lavoro proprio su questo progetto e avrebbero spinto il presidente ad occuparsene in modo più urgente.

Martedì Macron si recherà nella città di Mulhouse, nell’Alto Reno, dove il problema della radicalizzazione e dell’Islam politico stanno portando al declino della Repubblica. Da qui lancerà il piano per la “riconquista repubblicana”, un progetto che l’Eliseo stesso ha definito “lotta contro il separatismo islamista”. A distanza di cinque anni dagli attacchi al Charlie Hebdo e al Bataclan (anni durante i quali la Francia ha subito numerosi altri “mini attentati”), la politica ha sviluppato compiutamente la consapevolezza di avere un problema talmente grande che può minare le fondamenta stessa della democrazia, mettendo in pericolo il benessere e la vita di ogni francese, compresi quelli che oggi siedono nei posti di comando. Forse, dunque, per la Francia non è troppo tardi: ammettere di avere un problema è il primo passo per risolverlo. Chissà se nella politica italiana esiste la stessa consapevolezza, soprattutto tra coloro che sono a favore di una immigrazione senza limiti. In fondo, ai nostri politici basterebbe poco per rendersi conto di avere un problema con l’Islam simile a quello che hanno i francesi: sarebbe sufficiente sporgersi dalla finestra dei palazzi e scrutare le periferie delle città per capire come stanno le cose.