Addio a Flavio Bucci: da “Ligabue” a “Il divo”, una vita tra talento ed eccessi

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Il cinema piange la scomparsa di Flavio Bucci. L’attore, 72enne, era diventato celebre negli anni 70 per la sua interpretazione del pittore Ligabue nell’omonimo sceneggiato televisivo, ma nella sua carriera ha interpretato quasi cento film, da “La classe operaia va in paradiso” a “Il divo” di Paolo Sorrentino, passando per personaggi di culto come il Don Bastiano de “Il marchese del Grillo“, accanto ad Alberto Sordi.

 

Nato a Torino, era di origini molisane, e proprio in Molise sarebbe dovuto tornare il 23 febbraio per uno spettacolo al teatro del Loto di Ferrazzano. A trovarlo martedì mattina. attorno alle 9, privo di vita e riverso sul pavimento della casa di Passoscuro, dove viveva, una persona che aveva accesso all’alloggio e che poi ha dato l’allarme. Inutili i soccorsi da parte del personale del 118 arrivato sul posto.

 

Nato a Torino il 25 maggio del 1947, si era formato come attore nella scuola del teatro stabile della città piemontese. Il debutto al cinema era arrivato nel 1971, quando Elio Petri lo aveva scelto per una parte ne “La classe operaia va in paradiso“. Due anni più tardi, il primo ruolo da protagonista, con lo stesso Petri, in “La proprietà non è più un furto“. Ma la grande notorietà gliela diede la televisione, nel 1977, con lo sceneggiato televisivo Rai (all’epoca ancora non venivano definite “fiction”) “Ligabue“, diretto da Salvatore Nocita, con il quale sarebbe tornato a lavorare nei “Promessi sposi” (1989); sempre per il piccolo schermo, ha recitato nella “Piovra” (1984) di Damiano Damiani e in “L’avvocato Guerrieri – Ad occhi chiusi” (2008) di Alberto Sironi.

 

Dopo aver lavorato con Giuliano Montaldo nei film “L’Agnese va a morire” (1976), “Suspiria” (1977) e “Il giorno prima” (1987) e nel televisivo “Circuito chiuso” (1978), al cinema rimangono famosi i suoi ruoli di caratterista: il prete Don Bastiano in “Il marchese del Grillo” di Mario Monicelli (1981), “Tex e il signore degli abissi” (1985), “Secondo Ponzio Pilato” (1987), “Teste rasate” (1993), “Caterina va in città” (2003) “Il silenzio dell’allodola” (2005) e “Il divo” di Paolo Sorrentino (2008). Ma tantissime sono state anche anche le interpretazioni teatrali e le interpretazioni televisive.

 

Casacalenda, suo paese d’origine, nel 2016 gli aveva assegnato la cittadinanza onoraria. Nel 2018 aveva fatto scalpore con un’intervista nella quale svelava le condizioni precarie in cui viveva (in una casa famiglia sul litorale di Fiumicino), senza però rinnegare nulla degli eccessi che lo avevano portato a quella condizione. “In teatro sono arrivato a guadagnare anche due milioni di lire al giorno – aveva raccontato al “Corriere della Sera” -. Ho speso tutto in vodka e cocaina, solo di polvere avrò bruciato 7 miliardi, mi sparavo 5 grammi al giorno. Poi scarpe e cravatte. E le donne. Ma non mi pento di niente, ho amato, ho riso, ho vissuto“. tgcom24