Giuseppe Conte è sotto scacco: accordo con Matteo Renzi o dimissioni. Intanto Casalino si scontra con IV

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La confusione regna sovrana a Palazzo Chigi. Matteo Renzi ha fatto le sue mosse e ha messo sotto scacco Giuseppe Conte, che ha verificato l’impossibilità di trovare “responsabili” che sostituiscano Italia Viva nella maggioranza di governo. Al premier rimangono soltanto due strade: trovare un accordo con Renzi o rassegnare le dimissioni a Sergio Mattarella. Il nervosismo di Conte e dei suoi collaboratori si è palesato tramite Rocco Casalino, che ha risposto a Michele Anzaldi su Facebook citando l’articolo del Codice Penale che parla di diffamazione.

La confusione regna sovrana a Palazzo Chigi. Matteo Renzi ha fatto le sue mosse e ha messo sotto scacco Giuseppe Conte, che ha verificato l’impossibilità di trovare “responsabili” che sostituiscano Italia Viva nella maggioranza di governo. Al premier rimangono soltanto due strade: trovare un accordo con Renzi o rassegnare le dimissioni a Sergio Mattarella. Il nervosismo di Conte e dei suoi collaboratori si è palesato tramite Rocco Casalino, che ha risposto a Michele Anzaldi su Facebook citando l’articolo del Codice Penale che parla di diffamazione.

Il deputato di Italia Viva ha accusato il portavoce del governo di aver veicolato l’audio “ci sarà un Conte Ter” per mettere insieme una maggioranza senza i renziani: “La campagna orchestrata dal portavoce di Palazzo Chigi calpesta non solo il Parlamento e i partiti della maggioranza, ma anche la presidenza della Repubblica”. Casalino ha replicato con la trascrizione dell’articolo 595 del Codice Penale, che specifica le pene e le sanzioni per la diffamazione. Immediata è arrivata la dura reazione dei big di Italia Viva tramite le parole di Ettore Rosato e Teresa Bellanova: “È gravissimo che il portavoce del presidente del Consiglio minacci un parlamentare della Repubblica, cercando di zittire il sacrosanto diritto di critica”. Inoltre i renziani chiedono a Conte di prendere “immediatamente le distanze” ed a Fico, presidente della Camera, di intervenire “a tutela di un deputato della Repubblica”. libero quotidiano