A sinistra le foibe non esistono

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Le parole di Mattarella sulla tragedia delle foibe, diffuse significativamente in anticipo dal Quirinale rispetto alla celebrazione odierna del Giorno del Ricordo, hanno ribadito in modo inequivocabile l’esigenza di non disperdere una verità storica dolosamente taciuta per decenni e che continua a trovare ignobili sacche di resistenza ideologica. Il capo dello Stato ha rimarcato puntigliosamente la persecuzione contro gli italiani scatenata dai partigiani comunisti di Tito nelle regioni di confine, mascherata talvolta da rappresaglia per le angherie fasciste, ma che si risolse «in una vera e propria pulizia etnica, che colpì in modo feroce e generalizzato una popolazione inerme e incolpevole».

Una sciagura nazionale, l’ha definita Mattarella, con un’immagine volutamente drammatica e senza precedenti, a testimoniare i danni gravissimi che le divisioni ideologiche hanno arrecato alla convivenza civile nel nostro Paese e all’approdo a una memoria finalmente condivisa. Traguardo questo purtroppo ancora lontano, anche perché all’interno di quelle che il presidente definisce «piccole sacche di deprecabile negazionismo militante» resta un totem politico che si chiama Anpi, l’Associazione dei partigiani che sulla cultura di sinistra conserva un fortissimo ascendente, recentemente dimostrato dalla sudditanza ideologica nei suoi confronti delle Sardine, ultima espressione dei movimenti cosiddetti progressisti. Eppure, persino un presidente comunista come Napolitano, nel 2007 aveva condannato senza esitazioni il «moto di odio e furia sanguinaria» e «il disegno annessionistico slavo che assunse i sinistri contorni di una pulizia etnica». Ma la lunga scia di odio che ha colpito i sopravvissuti e poi le famiglie dei martiri delle foibe non ha ancora esaurito la sua scorta di veleno ideologico. Le lapidi oltraggiate sono una triste consuetudine nell’imminenza del Giorno del Ricordo, ma per avere un’idea di come resti difficile per la sinistra fare i conti con la storia basta scorrere alcuni commenti a questo tweet del sindaco pd di Firenze Nardella: «Giorno del Ricordo per le vittime delle foibe dell’esodo giuliano-dalmata: una pagina della nostra storia su cui cadde un silenzio ingiustificabile, una pagina di dolore e orrori che invece oggi siamo qui a ricordare. #pernondimenticare #10febbraio». Un tweet che in un Paese normale dovrebbe suscitare solo condivisioni, ha invece scatenato le ire e i sarcasmi di troppi militanti («Ma erano infoibati o esodati?»…) per i quali le Foibe non furono altro che la reazione alla guerra d’aggressione dichiarata dai fascisti. Negando così la realtà, ossia che quei martiri, decine di migliaia di cittadini inermi, furono assassinati solo in quanto italiani.

Dunque, c’è ancora molto da fare per raggiungere un ragionevole grado di civiltà politica nell’Italia che non riesce a liberarsi dalle sue gabbie ideologiche. Ad esempio, in un’intervista di qualche giorno fa la ministra Lamorgese ha esaltato meritoriamente il valore della memoria per non dimenticare la mostruosità della Shoah, contro il negazionismo e il riduzionismo di chi dimostra un’assoluta ignoranza della storia. Un condivisibile manifesto contro l’odio e l’intolleranza. Ma, alla vigilia del Giorno del Ricordo, dalla titolare del Viminale era lecito attendersi almeno una parola anche sui martiri delle Foibe, vittime anch’essi del negazionismo e del riduzionismo ideologico. Un’omissione evidentemente figlia di un retaggio duro a morire. il tempo

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