Egitto, arrestato al Cairo studente dell’Università di Bologna. “Torturato, rischia accusa di terrorismo”

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IL CAIRO – “Ho la sensazione che si tratti dell’ennesima persecuzione verso un attivista politico: ce lo dice la storia di Zaky e la storia dell’Egitto sotto Al Sisi”. Così il portavoce di Amnesty International Riccardo Noury valuta l’arresto all’aeroporto del Cairo, giovedì notte, di Patrick George Zaky, attivista e ricercatore egiziano di 27 anni. Il giovane, che da settembre stava frequentando un master internazionale in Studi di genere all’università di Bologna, era partito dal capoluogo emiliano e ora intendeva trascorrere un breve periodo di vacanza nella sua città natale, Mansoura. Come ha riferito all’agenzia Dire Amnesty International, una volta atterrato, è stato preso in custodia dalla polizia egiziana. La notizia è stata confermata sui social network anche dall’associazione locale Eipr (Egyptian Initiative for personal rights), con cui Patrick George Zaky collaborava. Fonti della Farnesina rendono noto che il ministro degli Esteri Luigi Di Maio segue con attenzione la vicenda, attraverso l’ambasciata al Cairo.

 

I familiari hanno raccontato di aver perso ogni contatto con lui da giovedì notte. E smentiscono che il giovane sia stato riportato a casa: dall’aeroporto, dove è stato trattenuto per diverse ore, è stato condotto alla procura di Mansoura dove tuttora rimane in stato di fermo, come confermato dal giovane in una telefonata alla famiglia. In queste ore sarebbe sotto interrogatorio. La Procura di Mansoura sud ha deciso per lui, come temeva Amnesty International, una custodia cautelare di 15 giorni. Tra le accuse contro lo studente, precisa la ong Ecesr (Egyptian center for economic and social rights), anche quella di “istigazione al rovesciamento del governo e della Costituzione”.

 

“Arrestato per incitazione a proteste. Rischia accusa di terrorismo”

“Patrick è stato picchiato, sottoposto a elettroshock, minacciato e interrogato in merito al suo lavoro e al suo attivismo. I legali ci hanno assicurato che sul corpo mostra segni visibili delle violenze”, racconta l’Eipr, l’ong per cui il ricercatore egiziano collabora. “Stamane -prosegue il racconto dell’ong- Patrick è apparso davanti a un pubblico ministero a Mansoura, dove i pubblici ministeri hanno cominciato a interrogarlo nel tardo pomeriggio. Secondo i suoi avvocati, gli è stato presentato un rapporto della polizia che afferma falsamente che è stato arrestato ad un posto di blocco nella sua città natale, in virtù di un mandato emesso nel settembre 2019. Patrick ha lasciato il Paese nell’agosto 2019 per iniziare i suoi studi, e questo è il suo primo rientro da quella data.

 

Le accuse nei confronti dello studente egiziano, per molte ore rimaste oscure, e formulategli nel corso dell’interrogatorio sarebbero “pubblicazione e diffusione di false notizie sul proprio profilo Facebook”, riferisce all’agenzia Dire Mina Thabit, responsabile della ong Egyptian commissione for rights and freedoms, con cui collabora Zaky. “Patrick”, precisa Thabit, che è anche un amico dello studente, “è stato accusato di diffondere false notizie sui social media, spingere le persone a protestare contro le istituzioni, spingere le persone a sollevarsi contro le istituzioni e usare i social media in modo da danneggiare la sicurezza nazionale”. Tutti reati, prosegue l’attivista, “che il regime impiega per mettere facilmente la gente in carcere. Ma non sono accuse fondate: Patrick è un ragazzo tranquillo, non ha mai fatto niente di male e non ha precedenti. E’ solo un attivista per i diritti”.

 

“Tutti i capi d’accusa contestai a Zaky- avverte Thabit- conducono all’accusa di terrorismo”. Vale a dire, “appartenenza a un gruppo oppure propaganda terroristica”, date le accuse relative alle fake news e al “cattivo uso” dei social network.

Amnesty International: “Fare rumore per evitare un altro Regeni”

Amnesty, in base alle informazioni ricevute da fonti sia nel capoluogo emiliano che al Cairo, riferisce che Zaky è stato arrestato per un ordine di cattura spiccato nel 2019, di cui lui però non era a conoscenza. Lo studente, stando alle stesse fonti, durante l’interrogatorio potrebbe aver subito torture, tra cui l’elettroshock.

 

L’associazione con cui il giovane collabora “si batte per i nostri attivisti, ma anche per Giulio Regeni”. “Condanniamo l’arresto di un attivista per i diritti umani, che ora rischia un periodo di lunga detenzione e torture” dichiara Riccardo Noury. “Autorità giudiziarie egiziane hanno confermato questo arresto che è stato formalizzato questa mattina. C’è un periodo di diverse ore di cui di lui non si è saputo nulla – spiega Noury – Il suo arrivo al Cairo è avvenuto nella notte tra giovedì e venerdì” e questa mattina è giunta la notizia della formalizzazione dell’arresto. Zaky “si occupava di identità di genere che infatti era oggetto del suo master a Bologna”, il Gemma. Per Noury l'”aver fatto questo ‘rumore'” su Patrick “è una deterrenza per chi pensa che nessuno nel mondo sappia cosa succede e che quindi crede di poterlo trattare come gli pare, come accaduto con Giulio”, torturato e ucciso in Egitto nel 2016.

 

L’UniBo: “Massima attenzione”

Per Noury “il rettorato dell’Alma Mater farebbe bene a protestare o quantomeno a sollecitare proteste da parte della Farnesina” perché in Egitto è stato arrestato “un suo studente”. L’ateneo di Bologna sta raccogliendo informazioni sul caso di Zaky che segue con la “massima attenzione”; precisa che lo studente “non era là per un incarico dell’Università perché in quel caso l’avremmo saputo immediatamente, visto che abbiamo un monitoraggio dei nostri studenti all’estero”. In rettorato si sta quindi lavorando per avere un quadro più chiaro.

 

“Mi associo alle preoccupazioni di Amnesty International e spero che si possano avere presto notizie rassicuranti sullo studente egiziano”, fa sapere il sindaco di Bologna Virginio Merola. “Dal balcone del nostro Comune sventola lo striscione giallo per Giulio Regeni, anche per questo non possiamo essere indifferenti a quello che è accaduto”. “Auspico che al più presto si possano avere notizie rassicuranti”, scrive il presidente dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini. “Il nostro ministero degli Esteri- assicura il governatore- sta seguendo la vicenda, che non può in alcun modo deviare dal rispetto dei diritti della persona, da procedure trasparenti e dalla piena informazione su quanto stia accadendo”.

 

“Come si fa a considerare ancora l’Egitto un Paese sicuro?”, si chiede su Twitter Erasmo Palazzotto, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di Giulio Regeni. “Il Governo italiano non può continuare a far finta di niente nelle relazioni con un Paese che continua a violare i diritti umani in questo modo”, pertanto “chieda l’immediato rilascio alle autorità egiziane e pretenda spiegazioni in merito all’accaduto”.

 

“Il governo italiano e le autorità accademiche dell’ateneo bolognese intervengano con decisione nei confronti del governo egiziano” per l’arresto del ricercatore, “avvenuto sicuramente per il suo impegno a difesa dei diritti umani”: lo chiede Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana-Leu.”Un altro episodio che coinvolge un regime che quotidianamente calpesta i diritti umani e le regole democratiche, che non ha ancora fatto il suo dovere verso l’Italia e la giustizia sulla vicenda Regeni”.

 

“È importante che tutte le autorità italiane si attivino in merito, come già stanno facendo il Comune e l’Università di Bologna”, scrive il deputato bolognese del Pd Andrea De Maria. “Le notizie” su Zaky “destano grande preoccupazione. A maggior ragione perché si tratta di un attivista che potrebbe essere sottoposto a violazioni dei diritti umani”. Repubblica

 

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