L’Iran ha condannato Nasrin a 33 anni di carcere e 148 frustate. Souad Sbai: “L’Italia avrebbe potuto fare pressioni… Ora ne chieda la liberazione!”

in Editoriale

Siamo in Iran. E’ stata confermata la condanna per Nasrin Sotoudeh, l’attivista per i diritti delle donne incarcerata per la sua battaglia contro il velo obbligatorio. Per lei sono previsti 33 anni di carcere e 148 frustate. Tra qualche giorno il regime khomeinista darà esecuzione all’ennesimo sfregio ai diritti umani, eseguendo questo atto di inaudita violenza e ferocia.

Ne parliamo con Souad Sbai, Presidente di Acmid Donna Onlus, l’Associazione della comunità marocchina delle donne in Italia, da sempre si occupa della condizione delle donne arabe nel contesto dell’immigrazione in Italia, denunciando casi di soprusi ai loro danni.

Souad, chi è Nasrin e perché è così “scomoda”?

 

“Nasrin Sotoudeh è un’attivista iraniana per i diritti delle donne a cui il Tribunale di Teheran ha inflitto nel marzo 2019 un’assurda condanna a 33 anni di prigione e 148 frustate, ufficialmente per attentato alla sicurezza nazionale, propaganda contro lo Stato, istigazione alla corruzione e alla prostituzione. In realtà, la ‘colpa’ di Nasrin è stata quella di apparire in pubblico senza velo e di opporsi alla sua obbligatorietà per legge. La condanna è stata poi confermata in appello qualche giorno fa, nella più totale indifferenza da parte del regime khomeinista rispetto alle richieste di liberazione di Nasrin giunte da numerose organizzazioni per i diritti umani, come Amnesty International”

Come si può condannare una persona che, in modo pacifico, espone il suo pensiero a difesa di ideali sani e condannarla?

 

“Per un regime come quello khomeinista, ideologicamente fondato sulla sottomissione della donna e sulle discriminazioni politiche, sociali e giuridiche che ne conseguono, è di cruciale importanza reprimere il movimento contro il velo obbligatorio lanciato da migliaia di giovani iraniane e di cui Nasrin era leader. Le donne che hanno supportato le campagne on-line My Stealthy Freedom e #whitewednesdays, hanno subito molestie e intimidazioni, come denunciato in un rapporto del Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU. Tuttavia, se con la condanna esemplare inflitta a Nasrin, la cosiddetta guida suprema, Ali Khamenei, e i pasdaran del generale Suleimani intendono farle desistere, si sbagliano di grosso. A dimostrarlo sono le continue manifestazioni anti-regime di cui le donne sono

l’anima principale. Malgrado la cruenta repressione, la loro sfida al fondamentalismo prosegue con grande coraggio ed eroismo”

 

In Italia siamo abituati ad affrontare i disastri soltanto dopo che si sono presentati, senza mai intervenire per prevenirli. Si poteva fare qualcosa per prevenire quanto accaduto a Nasrin?

“L’Italia, come altri paesi europei e occidentali, avrebbe potuto fare pressioni nei confronti del regime khomeinista imponendo sanzioni e condizionandone il sollevamento al rilascio di Nasrin. Va ricordato che, oltre a Nasrin, sono migliaia i prigionieri politici, sia uomini che donne, detenuti nelle carceri iraniane per la loro battaglia in nome dei diritti umani e delle libertà civili. Nei loro confronti, l’Occidente continua però a mantenere una sostanziale indifferenza, nonostante le forti tensioni con Teheran. Sul tavolo dello scontro ci sono il terrorismo, le milizie, il programma nucleare e missilistico, con cui il regime khomeinista minaccia la pace e la sicurezza del Medio Oriente e della comunità internazionale. Le gravi violazioni dei diritti umani subite dalla popolazione sono invece ignorate dai governi occidentali, se non in qualche rara dichiarazione retorica e di circostanza”

 

E ora, a condanna assegnata, cosa può fare l’Itaia per Nasrin? Cosa può fare il mondo per dire “non toccate Nasrin”?

 

“Sarebbe bello se il premier Conte e il ministro degli esteri Di Maio chiedessero apertamente la liberazione di Nasrin ad autorità iraniane come il presidente Rouhani e il ministro degli esteri Zarif, considerati ‘moderati’ ed interlocutori dell’Occidente. Si tratterebbe di un cambiamento significativo sia per la politica estera italiana, che per l’approccio adottato dalle forze di sinistra, entrambe tradizionalmente benevole nei confronti del regime khomeinista, a dispetto di 40 anni di repressione, torture e violazioni dei diritti umani. Tuttavia, è altamente improbabile che ciò accada, anche alla luce delle critiche e dei distinguo piovuti recentemente in occasione dell’uccisione di Suleimani. Al contempo, il caso del generale dei pasdaran è la riconferma di come la minaccia rappresentata dal regime khomeinista venga considerata esclusivamente dal punto di vista militare e della sicurezza. Neppure nella strategia americana continua infatti a esserci spazio per i diritti umani. Verso uno stato canaglia come l’Iran degli ayatollah e dei pasdaran, invece, i diritti umani, e quelli delle donne in particolare, sarebbero un formidabile strumento di pressione capace di generare cambiamenti concreti sul piano interno, con effetti positivi anche nei vari dossier regionali legati alla pace e alla sicurezza” romapolitica

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