CORONAVIRUS: QUELLO CHE LA CINA NON DICE, MENTRE L’EPIDEMIA RAGGIUNGE L’ITALIA

in Editoriale

di Souad Sbai

È ufficiale: il Coronavirus ha fatto il suo ingresso in Italia. Avevano ragione a preoccuparsi i passanti che la sera di martedì a Roma hanno filmato col cellulare l’ambulanza in sosta di fronte all’ingresso dell’Hotel Palatino, non lontano dal Colosseo. I due turisti cinesi con la mascherina dentro la vettura sono quelli che oggi sono risultati positivi ai test effettuati presso l’ospedale Spallanzani. Giunti a Milano il 23 gennaio, hanno contagiato altre persone?

Lo scopriremo nei prossimi giorni, quando auspicabilmente si sarà risolta per il meglio la vicenda della nave da crociera con oltre 7 mila passeggeri ferma al porto di Civitavecchia per volontà del sindaco, oppostosi al via libera allo sbarco giunto dalla capitaneria. I primi test su due passeggeri di nazionalità cinese sono risultati negativi, ma il sindaco vorrebbe attendere l’esito degli esami definitivi prima che tutti coloro che si trovano sull’imbarcazione possano scendere a terra.

D’altro canto, un periodo di quarantena attende sicuramente la cinquantina di cittadini italiani tuttora a Wuhan, la città della Cina centrale epicentro della pandemia, che torneranno in patria “entro 48/72 ore […] con un aereo civile sotto l’egida militare”, ha affermato il vice ministro della Salute, Pierpaolo Sileri.

Dopo i falsi allarmi di Pistoia, Napoli e Parma, l’incubo coronavirus è così diventato realtà anche in Italia. I casi d’infezione sin qui accertati in Europa salgono a 12 (5 in Francia, 4 in Germania, 1 in Finlandia) e si attendono nuovi contagiati, mentre panico e ansia si stanno impadronendo del mondo intero. In tale marasma, una domanda sorge spontanea: le informazioni relative al virus fornite dalle autorità di Pechino sono attendibili?

Come ai tempi della SARS nel 2003, sta infatti emergendo più di qualche dubbio sulla trasparenza del governo cinese nel condividere dettagli e particolari sulla reale situazione domestica, malgrado sia quanto mai d’interesse per tutta la comunità internazionale.

Gli ultimi aggiornamenti ufficiali parlano di oltre 170 morti e 7.700 infetti. Da Wuhan, invece, fonti riconducibili a italiani tra quelli venutisi malauguratamente a trovare nella città, parlano di un bilancio di gran lunga più spaventoso. I morti sarebbero finora ben 9 mila, mentre i contagiati più di 70 mila: se questi numeri, che circolano tra la stessa popolazione locale, sono veri solo in minima parte, quella effettuata dal governo cinese non sarebbe disinformazione? Un comportamento a dir poco irresponsabile, visto che in gioco c’è la vita del resto degli abitanti del pianeta.

Di fronte a una simile emergenza e alla scoperta dei primi due casi di contagio, il governo italiano deve garantire ai cittadini un’informazione costante e corretta, così da contrastare le tante fake news che alimentano solo tensione e confusione tra la popolazione. Esattamente il contrario di quanto fatto finora dalle autorità di Pechino.

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