Brexit: cosa succederà dal 2021 per Roaming Zero, Viaggi e Acquisti

in Esteri
Brexit, ci siamo. Da oggi inizie un periodo di transizione che terminerà alla fine del 2020. Durante questo lasso di tempo gli attuali assetti rimarranno invariati, ma Londra e Bruxelles dovranno negoziare i termini dei futuri rapporti politici e commerciali tra Regno Unito e Paesi dell’Unione Europea.

cambiamenti dunque entreranno in vigore a partire dal 1 gennaio 2021. Per preparare i cittadini alle conseguenze dell’uscita dall’UE, il governo inglese ha pubblicato alcune linee guida relative ai viaggi, spiegando cosa cambierà (link in Fonte). Cerchiamo di stilare un elenco preliminare delle cose (spiacevoli) a cui prepararsi, sempre tenendo presente che in questa fase di transizione le due parti saranno impegnate a negoziare un accordo, che potrebbe variare le cose in modo significativo. Diciamo che quello descritto di seguito è un po’ lo scenario peggiore possibile. Altro dettaglio da valutare è che il periodo di transizione potrebbe essere prolungato: tutta la situazione è senza precedenti, ma visto quante volte questa prima fase è già stata posticipata sembra una possibilità molto concreta.

Ebbene sì: da giugno 2017 i cittadini del Regno Unito, così come tutti i cittadini dell’Unione Europea, hanno beneficiato di una legge che rende la navigazione in roaming gratuita in tutti i Paesi dell’Unione, applicando insomma il medesimo trattamento del mercato nazionale. Recentemente inoltre è stata anche aumentata la soglia minima di GIGA disponibili in roaming.

Uscendo dall’UE, questo diritto decadrà per i cittadini inglesi. Come si legge sul sito predisposto dal governo inglese:

“Dal 1 gennaio 2021, la garanzia della gratuità del roaming in tutta l’UE, l’Islanda, il Liechtenstein e la Norvegia verrà meno. Rivolgiti al tuo operatore telefonico per scoprire eventuali costi di roaming che potrebbero essere applicati”.

Il governo inglese intende introdurre, con una nuova legge, un tetto di 45 pound di spesa per il roaming, oltre il quale gli utenti verranno avvisati della soglia raggiunta per evitare di esaurire il credito senza nemmeno accorgersene. O peggio, di vedersi arrivare fatture da 16.682 euro, come accaduto a un ignaro cliente TIM in trasferta in America Latina.

Senza la garanzia della legge europea, la decisione di far pagare o meno il roaming resta completamente in carico ai singoli operatori, che si ritrovano ad avere carta bianca sul tema. Da quanto emerso tuttavia, i principali operatori attivi nel Regno Unito non hanno intenzione di reintrodurre il roaming a pagamento, per quanto possibile.

Questa, perlomeno, è la posizione espressa da Vodafone 3, mentre EE O2 non hanno risposto alle richieste di commento dei giornalisti, pur avendo negato, in passato, la volontà di introdurre nuovamente il roaming a pagamento. Di certo, una tale decisione provocherebbe un esodo di massa verso gli operatori più concilianti, specialmente da parte di chi viaggia frequentemente.

Per entrare in Regno Unito servirà un passaporto, quindi i viaggiatori dovranno accertarsi che il proprio non sia in scadenza nei prossimi sei mesi e dovranno munirsi di un visto, richiedibile online almeno 3 giorni prima del viaggio. Il visto turistico durerà massimo 3 mesi, poi si rende necessario uno di tipo lavorativo. Non sappiamo quanto costerà, ma per paragone quello per gli USA costa intorno ai 12€. Potrebbe anche non essere necessario: uno dei punti di un eventuale accordo potrebbe essere proprio la reciproca cancellazione del visto turistico, sempre per un massimo di tre mesi.

È lecito aspettarsi qualche ritardo e rallentamento in aeroporto, soprattutto negli scali più trafficati sia in UK sia in UE, dovuto all’incremento di persone a cui si rende necessario controllare i documenti anche in uscita. Inevitabilmente si verificherà anche qualche caso in cui qualche viaggiatore ignaro penserà di poter viaggiare solo con la carta d’identità, come ha fatto finora. Impicci analoghi sono da mettere in conto anche in caso di viaggio via nave o via treno.

Anche la spedizione di prodotti da ecommerce britannici (e viceversa, naturalmente) potrebbe risultare più lenta e in certi casi più onerosa. L’assenza di un’area commerciale unica comporterà necessariamente l’istituzione di un controllo doganale – anche qui, a livelli assoluti non è niente di nuovo, ma è lecito aspettarsi un incremento del flusso lavorativo per i controllori. L’Agenzia italiana per Dogane e Monopoli ha già precisato che “salvo nuovo accordo”, la merce che transiterà tra UK e UE sarà considerata commercio con uno Stato terzo.

Vero è che con l’arrivo di Brexit si prevede una certa perdita di valore della sterlina, e quindi, pur mettendo in conto un po’ di grattacapi in più in fase di spedizione, si potrebbe combinare qualche affare interessante. Tuttavia, rimane il problema dell’assistenza post vendita: la Garanzia Europa, come la chiamiamo amichevolmente noi, non includerà più il Regno Unito, con conseguenti complicazioni dovute alla spedizione in patria dei prodotti da riparare. Vero è che in questo particolare aspetto molto sta alla volontà dei singoli brand – eccezione famosa per esempio è Apple, che nel primo anno di vita del prodotto interviene nei propri store in qualsiasi parte del mondo. hdblog.it

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