A Roma il coronavirus svuota i ristoranti cinesi. Ma si rassicurano i clienti: “Il cibo è controllato e noi viviamo qui”

in Cronaca/Salute

Per combattere la psicosi, noi ristoratori vogliamo tranquillizzarvi e garantirvi che tutti i nostri prodotti sono di provenienza certificata e tracciabile e che, nella nostra sede, nessuno dei nostri dipendenti è tornato dalla Cina in questi ultimi mesi!». L’allarme, a due facce, per la diffusione del coronavirus a Roma passa attraverso queste poche parole che uniscono preoccupazione da un lato e sconcerto dall’altro. Le ha scritte Zhou Fenxia la proprietaria di Hang Zhou da Sonia, ristorante cinese fra i più famosi della Capitale all’Esquilino, nel cuore della cosiddetta Chinatown romana di piazza Vittorio, a un passo dalla stazione Termini.

 

È lei che sintetizza quel che sta provando in questi giorni la comunità asiatica nella Città eterna: dover fare i conti sia con l’apprensione, legittima, per la propria gente sia con i timori, ingiustificati, di quanti stanno disertando i loro ristoranti. Non ha problemi ad ammetterlo Sonia, come viene oramai chiamata da tutti i clienti: il suo locale, con oltre 100 coperti, non aveva mai avuto sedie vuote prima d’ora, e adesso è svuotato. Le prenotazioni sono drasticamente calate da giovedì 23 gennaio quando ha iniziato a diffondersi l’allarme della pandemia e negli ultimi giorni non sono mancate le disdette.

 

Nella zona di piazza Vittorio ristoranti e negozi svuotati

«Si sente certo la differenza -conferma Enrico Zhou il figlio ventiseienne che a Roma ci è nato-, prima, all’ora di punta, intorno alle otto e mezza di sera, avevamo sempre la fila fuori, adesso non c’è più. Anche l’atmosfera dentro è diversa: non ci sono più le tante voci che si sentivano in sala. Molta gente non capisce che non c’entriamo nulla con questo virus, che non ci sono rischi. So di persone che sulla metropolitana hanno chiesto a noi cinesi di uscire sennò non entravano…È dell’ignoranza che bisogna aver paura».

Sempre in zona piazza Vittorio fra Santa Maria Maggiore e la stazione sono parecchi i ristoranti cinesi praticamente vuoti anche se tanti preferiscono non dare percentuali e non parlano volentieri del calo dei clienti. Jun di Tasting si dice «solo un po’ preoccupata» e da Sushijun Dunpling House sostengono di non avere risentito affatto dell’allerta virus. Ma se si gira un po’ per le strade si vedono sale vuote così come pochissima gente c’è nei negozi cinesi di ogni genere.

Cali di presenze nei locali di vari quartieri, ma i clienti affezionati non li abbandonano

La paura che la situazione possa peggiorare e di conseguenza la clientela ulteriormente calare però esiste. E si allarga anche in altre zone della città. Al Kuriya, ristorante cinese-giapponese che si trova nel cuore del centro storico a un passo da Largo Argentina spiegano che «un po’ di calo c’è stato, si spera non aumenti».

 

Nessun problema di presenze invece per Green T, almeno fino ad ora: «I nostri prodotti sono costantemente controllati. Noi viviamo in Italia e poi chiunque, provenendo da un viaggio, potrebbe essere portatore del virus» – sottolinea Jan, la proprietaria, a Roma da 15 anni che lamenta non tanto il calo dei clienti quanto la loro disinformazione. Che però non riguarda tutta la clientela romana affezionata alla cucina cinese. Carla Fabi, addetta stampa di spettacolo con la passione per i cibi asiatici, non ci pensa minimamente a rinunciare alle sue cene al ristorante cinese giapponese della circonvallazione Gianicolense. C’è stata sabato scorso e l’ha trovato deserto: «Eravamo solo in tre- racconta-, non mi era mai capitato di vedere la sala così vuota, la proprietaria era seriamente preoccupata. Non comprendo questa paura immotivata, è stato spiegato con chiarezza che il virus non si trasmette attraverso i cibi che comunque si trovano ovunque…».

 

Rimandata la festa di Capodanno in piazza San Giovanni, è ancora caccia alle mascherine

Intanto, così come a Milano, è stato rimandato il grande evento di piazza per celebrare il Capodanno che dallo scorso 24 gennaio ha chiuso il 2019 e ha salutato l’arrivo dell’anno del topo. «Abbiamo deciso di rinviare la festa per il Capodanno in programma il 2 febbraio a San Giovanni a Roma- lo ha comunicato la portavoce della comunità cinese nella Capitale Lucia King-. Abbiamo concordato in modo congiunto con tutta la comunità che la festa deve essere rinviata perché c’è gente che sta male e non è il caso di festeggiare. Ci dispiace perché i preparativi duravano da tre mesi, ma in questo momento è la scelta migliore. Comunicheremo in seguito una nuova data».

 

Intanto continua la caccia alle mascherine, che nei giorni scorsi erano andate esaurite in molte farmacie prese d’assalto in tutta la città. A richiederle soprattutto chi deve partire in aereo e i turisti che devono fare rientro a casa.

 

I timori degli albergatori romani: “Sospese le prenotazioni dalla Cina fino all’8 febbraio”

Sul versante turismo si iniziano a temere, concretamente, gli effetti che il coronavirus avrà sugli arrivi nell’Urbe anche in un futuro più lontano. Timore che riguarda tutti gli alberghi, e soprattutto quelli che orbitano intorno alla stazione Termini e in via Nazionale che da sempre contano su un’alta percentuali di clientela proveniente dall’Asia sono

 

«C’è molta preoccupazione per la cancellazione delle camere da parte degli asiatici, soprattutto cinesi, che rappresentano oltre il 30% cento dei nostri clienti – afferma Agostino Zappimpulso Morillo, Cluster F&B Director di AG Group che conta cinque hotel in zona-. Finora c’è stato circa il 2% di pernottamenti cancellati, cosa mai avvenuta prima. Questa percentuale si riferisce solo a quanti hanno disdetto, avvertendo del loro mancato arrivo, ma essendo tutte tariffe prepagate per i prossimi tre mesi in molti, probabilmente la maggioranza, potrebbero non presentarsi. Senza alcun preavviso.Tutto ciò sta a indicare realisticamente una diminuzione in prospettiva per la stagione futura. Inoltre ieri pomeriggio (martedì 28 gennaio, ndr) Booking ci ha comunicato che tutte le prenotazioni dalla Cina sono sospese fino all’8 febbraio».

 

L’importanza del mercato cinese per la Capitale

​​​​​​​«Il mercato cinese per la destinazione Roma è cresciuto anno dopo anno con un progresso assai apprezzabile -spiega l’ad del gruppo Marco Misischia-. La ragione è nell’indice di soddisfazione del pubblico cinese che predilige Roma e le altre città d’arte Firenze e Venezia. ​​​​​​​Adr (Aeroporti di Roma, ndr) negli ultimi 10 anni ha sviluppato relazioni con le principali linee aeree cinesi e ha posto le condizioni perché Fiumicino divenisse tra i principali hub europei, collegando direttamente Roma con oltre 10 città da decine di milioni di abitanti ciascuna.

La spesa procapite si concentra sempre negli acquisti di prodotti made in Italy di lusso ma la propensione alla spesa negli alberghi 4 stelle romani vale, dal nostro punto di vista, quanto quella americana e nordeuropea. I giovani viaggiano in coppia o con amici mentre gli anziani ancora prediligono farlo in gruppo.

 

Perdere ora questa fetta di traffico turistico , non sappiamo per quanto tempo, è preoccupante anche alla luce del fatto che i turisti cinesi sono abituati a viaggiare, grazie alle loro ferie invernali, a cominciare proprio dal loro capodanno». La stampa