Yemen, attacco houthi alla moschea durante la preghiera: almeno 83 morti

in Esteri

Colpiti da un drone mentre stavano pregando. Due giorni fa, sono morti così almeno 83 soldati in Yemen, dove si combatte una guerra tra il governo sostenuto dall’Arabia Saudita, e riconosciuto dalla comunità internazionale, e i ribelli houthi, finanziati e armati dall’Iran. Sono stati questi ultimi, secondo fonti militari, a lanciare l’attacco contro una moschea situata in un accampamento militare a Marib, a circa 170 km a est di Sanaa. Nel sito religioso i soldati stavano pregando, e sono stati sorpresi dal missile, che ha seminato terrore e morte.

L’attacco s’è svolto il giorno dopo l’inizio dell’operazione militare contro gli houthi nella regione di Nihm, che secondo una fonte militare ha ucciso decine di ribelli che controllano ampie zone del nord e del nord-ovest del Paese, oltre alla capitale Sanaa. Marib è una città petrolifera controllata dalle forze fedeli al presidente Abd Rabu Mansour Hadi. Gli houthi non hanno tuttavia rivendicato la responsabilità dell’attacco.

Lunedì scorso, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato una risoluzione con la quale estende di sei mesi, fino a luglio, il mandato della missione in sostegno dell’accordo di Hodeidah tra il governo e gli houthi che doveva scadere il 15 gennaio. Il difficile obiettivo della missione, quello di monitorare il rispetto del cessate il fuoco, il ricollocamento delle forze e le operazioni di sminamento.

Intanto, in Yemen almeno 78 bambini sotto i 16 anni sono morti a causa della dengue e si teme un’epidemia nel Paese per altri 52mila casi sospetti. A denunciarlo è l’organizzazione Save the Children, sottolineando come il conflitto in atto da circa 5 anni abbia portato il sistema sanitario dello Yemen al collasso con oltre la metà di tutte le strutture sanitarie chiuse o solo parzialmente funzionanti, carenza di medicinali essenziali e personale qualificato. Le forti precipitazioni, associate al conflitto in corso, ostacolano la fornitura di acqua pulita. Perciò le persone usano bacini idrici per raccogliere l’acqua piovana e questi depositi scoperti, insieme alla pioggia, hanno contribuito alla diffusione delle zanzare nelle aree colpite, con conseguente aumento dei casi sospetti di dengue. Repubblica

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