Vittorio Feltri: “Non va sospesa la prescrizione, ma certe toghe. E la chiamano giustizia”

in Politica

Divampa la polemica sulla abolizione della prescrizione, che in pratica vuol dire una cosa sola: i processi non si estinguono mai, vanno avanti finché non arriva una sentenza, cosicché le vittime di un reato saranno almeno moralmente risarcite. A prima vista sembra una saggia decisione in favore di chi abbia subito un danno di qualsiasi tipo. Molti magistrati sono favorevoli alla non cancellazione dei procedimenti, e credo di conoscerne il motivo.

Essi infatti sono protagonisti, non sempre per colpa loro, della lentezza del sistema giudiziario. Dicono che le toghe siano poche (e non è vero se paragonate a quelle di Paesi più veloci nel disbrigo delle pratiche) e che nei tribunali manchino cancellieri nonché altro personale ausiliario. Forse hanno ragione di lamentarsi, tuttavia resta il fatto indubitabile che la giustizia italiana sia la più indolente del globo terraqueo. Credo dunque sia consentito sospettare che il potere giudiziario sia un po’ troppo pigro nella propria amministrazione. Sorge spontaneo un dubbio. Questo: se i procedimenti non si concludono mai e durano a volte decenni, è lecito ritenere che la responsabilità dei ritardi sia attribuibile alla furbizia degli imputati, i quali se davvero fossero tanto astuti non sarebbero alla sbarra ma l’avrebbero fatta franca?

 

Più probabile che, se per addivenire alle conclusioni un processo si richiede lo scorrere di lustri, non sia estranea la oziosità dei pm e dei giudici. Cosicché una persona accusata di aver combinato qualcosa di sbagliato sta in ballo un quarto di secolo prima di ottenere un verdetto. Da ciò si evince: prima di fare fuori la prescrizione che, alla scadenza di certi tempi, elimina il contenzioso, sarebbe opportuno rimuovere le lungaggini e magari richiamare all’ordine coloro che le provocano.

 

Insomma, se i dibattimenti comportano secoli per giungere a un giudizio, non bisogna prendersela con chi li subisce, bensì con chi provoca la dilatazione dei medesimi. Il problema si complica ove si considera che il 50 per cento dei carcerati viene alla fine riconosciuto innocente. Si tiene cioè in galera per anni gente che non ha commesso scorrettezze. E il governo invece di abbreviare la durata dei processi, sopprime la prescrizione, consentendo alle toghe di non esaurire mai il loro lavoro. Esse sono abilitate a sbagliare senza pagare per i loro errori. E poi la chiamano Giustizia. Libero quotidiano