UNA FORZA D’INTERPOSIZIONE IN LIBIA? PERCHÉ OGGI È IMPOSSIBILE

in Editoriale

L’interposizione, per terminologia propria, è un dispiegamento di forze a varia tipologia dentro una zona di rispetto o, in casi particolari legati a tipologia di terreno o interruzioni dello stesso, lungo un linea che separa le aree sotto controllo dei contendenti. È applicabile quando vi è una netta separazione di queste aree, come dimostra l’esempio di UNIFIL nel sud del Libano, che si frappone tra libanesi ed Hezbollah, da una parte, e israeliani dall’altra. In misura più pacifica e con compiti di osservazione, c’è la missione a Cipro, che divide il nord dal sud, capitale compresa.

Ma basta osservare la disposizione sul terreno delle varie forze in Libia per capire che queste condizioni non esistono: milizie di Bengasi, milizie di Misurata (sostenute dalle forze di Zintan), una galassia di quasi 300 diversi gruppi attivi di miliziani, le truppe fedeli a Sarraj, ora principalmente impegnate nella difesa di Tripoli. Inoltre, più o meno ufficialmente, sono presenti forze speciali dei diversi Paesi con interessi economici, la Francia anzitutto, senza collocazione fisica nota.

La missione italiana (MIASIT) non rientra tra queste presenze, ma è in supporto al governo riconosciuto e ha sul terreno diverse centinaia di uomini, con l’ospedale a Misurata e in addestramento dei libici. Quindi parlare di interposizione in una situazione a pelle di leopardo come quella libica è semplicemente superficiale e inappropriato.

D.B.

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