Ucciso Soleimani: la dura risposta Usa all’espansionismo dell’Iran

in Editoriale

di Souad Sbai

Medio Oriente, un inizio anno a dir poco incandescente. Il 3 gennaio, in Iraq, un raid effettuato da un drone statunitense nei pressi dell’aeroporto di Baghdad ha infatti tolto di scena l’uomo forte del regime khomeinista iraniano, il pasdaran e capo delle Forze Al Quds, Qassem Soleimani, secondo per importanza soltanto alla guida suprema, Ali Khamenei.

 

Ideatore e attore protagonista delle politiche espansionistiche di Teheran nella regione, Soleimani proveniva dalla Siria (alcuni dicono dal Libano) ed era accompagnato da membri delle milizie paramilitari sciite al soldo delle Forze Al Quds che oggi spadroneggiano in territorio iracheno. Tra le 8 vittime, in particolare, figura Abu Mahdi Al Mohandes, vice capo del gruppo Hashd Shaabi. Per paura di ritorsioni e sotto costante ricatto, il premier dimissionario, Adel Abdul-Mahdi, ha ricordato Suleimani e Al Mohandes come “simboli” della vittoria contro l’ISIS, accusando Washington di aver commesso un atto di “aggressione” in “violazione della sovranità” dell’Iraq.

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