Parigi, l’inferno delle donne nelle periferie dominate dagli islamisti

in Esteri

Bar e caffè riservati agli uomini di fede islamica, violenze e molestie in ascesa nei confronti delle donne: nelle periferie di Parigi, che assomiglia sempre di più a Riyad, capitale dell’Arabia Saudita, la segregazione dei sessi, come racconta Libero, è una vera e propria realtà. In alcune zone periferiche della capitale francese, infatti, la legge è quella della sharia e dell’Islam politico dove le comunità musulmane hanno replicato i legami del villaggio, le strutture patriarcali e le pratiche religiose dei loro paesi d’origine e dove l’assimilazione – più che l’integrazione – ha fallito. Proprio come in un’altra capitale europea, Bruxelles, per fare solo un esempio, dove oltre l’80% dei musulmani pensa che le donne dovrebbero lavorare meno “per il bene della propria famiglia”, mentre solo il 37% dei non musulmani è d’accordo.

 

Secondo euro-islam, i sobborghi parigini compongono le aree con la più alta percentuale di musulmani in Francia. Secondo un censimento del 1999: 1.611.008 immigrati vivono nella regione dell’Ile-de-France. Di questi, 466.608 provengono dal Maghreb, 238.984 dall’Africa sub-sahariana e 50.125 dalla Turchia. Questi tre gruppi di popolazioni immigrate rappresentano quasi il 50% della popolazione immigrata nella regione dell’Ile-de-France. La popolazione nordafricana vive prevalentemente nel dipartimento della Senna-Saint-Denis, Yvelines e Val-de-Marne. Gli immigrati con origini sub-sahariane risiedono principalmente nel centro della città e in tre città suburbane: Bobigny, Vitry-sur-Seine e Cergy.

A Parigi e sobborghi, dove esitono circa 75 moschee, il 68% dei musulmani afferma che la religione è una parte importante della loro vita quotidiana. Come scrive Libero in alcune zone periferiche dove la presenza dei musulmani radicali è forte, la situazione per le donne, come raccontato dal Parisien, sta peggiorando, con la moltiplicazione di “zone riservate alle donne”, perché le molestie e le violenze sono in forte ascesa. L’ultimo episodio significativo è accaduto poche settimane fa a Gare du Nord, la stazione da cui partono i treni regionali Rer verso le periferie multiculturali a nord della capitale: qui il personale della Sncf (la società dei trasporti parigini), ha riservato alle donne l’accesso a dei vagoni speciali. Ufficialmente per “per questioni di sicurezza” ma è solo modo per nascondere l’aumento di episodi di molestie e violenze sessuali ai danni delle donne vittime degli islamisti.

 

Che il problema dell’Islam politico a Parigi sia reale lo conferma il fatto che lo scorso novembre il governo francese ha chiuso, come riporta Le Parisien, ben 130 locali, 12 luoghi di culto, tre scuole e nove associazioni legate all’islamismo radicale a Parigi. “Combattiamo contro l’islamismo politico che suggerisce che la legge di Dio è superiore a quella della Repubblica”, ha detto ai media francesi Il segretario di Stato francese per gli interni Laurent Nuñez, sottolineando che l’islam politico, tuttavia, non deve essere confuso con la religione islamica nel suo complesso. Tali chiusure rientrano nel Piano nazionale per la prevenzione della radicalizzazione (Pnpr).

 

Secondo quanto riportato da il Giornale Le ideologie islamiche radicali, come il salafismo, dilagano nei circoli intellettuali islamici in Francia, secondo l’esperto franco-tunisino Hakim el Karoui dell’Istituto Montaigne, che lo scorso anno ha prodotto un rapporto per il presidente francese Emmanuel Macron. Karoui ha anche sottolineato la crescita dell’influenza straniera da parte di Paesi come la Turchia e l’Arabia Saudita, che finanziano moschee e imam che promuovono tesi fondamentaliste e radicali. E questo accade in quasi tutta Europa, non solo in Francia.