Libia: ministro Esteri Di Maio atteso martedì a Tripoli, previsto incontro con Sarraj

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Il ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, Luigi Di Maio, è atteso martedì a Tripoli, la capitale della Libia, per una breve visita a sorpresa. Lo confermano ad “Agenzia Nova” fonti diplomatiche nel paese nordafricano. Per il titolare della Farnesina si tratterà della prima missione ufficiale in Libia da quando ha assunto la guida della diplomazia italiana lo scorso 5 settembre. In agenda è previsto un incontro con il premier del Governo di accordo nazionale (Gna) a capo del Consiglio presidenziale, Fayez al Sarraj. Proprio oggi è stata fatta filtrare tra i giornalisti libici ed egiziani la voce non confermata di una visita non annunciata del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, a Bengasi per vedere il generale Khalifa Haftar, l’uomo forte della Cirenaica che assedia Tripoli dal 4 aprile scorso. Le informazioni si sono rivelate false, ma danno l’idea del clima che respira in un paese sempre più diviso e dove la guerra si combatte anche con la propaganda mediatica. Non a caso nei giorni scorsi il generale Ahmed al Mismari, portavoce dell’autoproclamato Esercito nazionale libico (Lna) comandato da Haftar, ha dichiarato che l’Italia avrebbe “riconosciuto il danno che Fayez al Sarraj ha causato ai suoi interessi in Libia”. In dichiarazioni rilasciate alla stampa, al Mismari ha indicato che “c’è una parte in Italia che ha giocato d’azzardo puntando tutto su Sarraj, ma ha dimenticato gli interessi dell’Italia nei confronti del popolo libico”. Secondo il portavoce delle forze che assediano Tripoli, la maggior parte degli italiani “non sostiene più Sarraj”, sottolineando che “il popolo libico determinerà il destino di qualsiasi governo attraverso le elezioni e non attraverso politici venuti dall’esterno, come Sarraj, che nessun cittadino libico ha eletto”.

 

La visita di Di Maio in Libia avviene in un contesto di crescente coinvolgimento di Russia e Turchia nel dossier libico. Il governo di Roma è orientato alla definizione di una posizione comune europea ed è in quest’ottica che va letto il mini-vertice sulla Libia voluto dall’Italia con Francia e Germania tenuto ieri. In una dichiarazione congiunta, Angela Merkel, Giuseppe Conte ed Emmanuel Macron hanno esortato “tutte le parti libiche e internazionali ad astenersi dall’intraprendere azioni militari, ad impegnarsi genuinamente per una cessazione complessiva e duratura delle ostilità e a riprendere con impegno un credibile negoziato sotto l’egida delle Nazioni Unite”. L’obiettivo è quello di evitare in Libia uno scenario siriano, dove Ankara e Mosca hanno infine trovato un accordo spartitorio, a spese dell’autonomia curda. Per raggiungere questo traguardo, l’Europa sembra voler puntare sulla conferenza che la Germania sta cercando da tempo di convocare a Berlino. Un appuntamento che – secondo quanto appreso da “Agenzia Nova” – dovrebbe tenersi nella seconda metà di gennaio, ma che il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, ha pubblicamente bollato come inutile. Alla conferenza, infatti, non è prevista la partecipazione né dei paesi confinanti, ad eccezione dell’Egitto, né delle stesse fazioni libiche in lotta. Queste dovrebbero essere convocate solo dopo la definizione di un piano di pace di massima, concordato tra i paesi del cosiddetto Gruppo 5+5: Usa, Cina, Russia, Francia e Regno Unito (i membri del Consiglio di sicurezza dell’Onu), più Germania, Italia, Turchia, Egitto ed Emirati Arabi Uniti.

 

L’inviato speciale delle Nazioni Unite, il libanese Ghassan Salamè, ha recentemente avvertito che l’offensiva contro Tripoli potrebbe iniziare prima ancora della conferenza, e il generale Haftar sembra confermarlo, visto che giovedì 12 dicembre ha annunciato “l’ora zero” dell’attacco alla capitale. Ad oggi, tuttavia, la situazione militare sul terreno appare immutata. Tripoli, infatti, conta due milioni d’abitanti, e conquistarla con la forza significherebbe dar vita a combattimenti strada per strada, con perdite tra i civili difficilmente accettabili per chi, come il generale, spera di poter alla fine guidare l’intera nazione. La bozza di dichiarazione che i 5+5 dovrebbero approvare a Berlino, che “Agenzia Nova” ha potuto consultare in anteprima, ricalca essenzialmente l’accordo raggiunto a Palermo nel novembre del 2018: cessate il fuoco sulle posizioni attuali; misure per assicurare il rispetto dell’embargo alla vendita di armi; scioglimento delle milizie e loro accorpamento in Forze armate nazionali; unificazione delle istituzioni economiche e finanziarie (Banca centrale, Libyan Investment Authority, Compagnia petrolifera nazionale); avvio di un processo politico che preveda la definizione di una nuova Costituzione e, infine, le elezioni parlamentari e presidenziali. Una fonte diplomatica europea ha espresso ad “Agenzia Nova” il forte timore che “Russia e Turchia possano far fallire Berlino e poi lanciare una loro Astana per spartirsi il paese”. Le dichiarazioni rilasciate oggi dal ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, sembrano andare proprio in questa direzione. “Gli ultimi contatti tra i nostri leader fanno sperare in un avvicinamento delle rispettive posizioni (rispetto alla crisi libica), senza contare che abbiamo già avuto una collaborazione estremamente efficace in Siria”, ha detto il capo della diplomazia di Ankara parlando al Doha Forum. Agenzia nova

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